

La prospettiva di perdere il lavoro dopo dieci anni di attività, l’assenza di garanzie occupazionali e la richiesta di un intervento concreto delle istituzioni. Si fa sempre più tesa la vertenza che coinvolge i dipendenti dello stabilimento logistico K+N, azienda dell’indotto Stellantis, destinato a cessare le attività nel marzo 2027. Una decisione che mette a rischio il futuro di oltre 50 lavoratori e delle rispettive famiglie.
Da due giorni gli operai hanno incrociato le braccia, dando vita a uno sciopero a oltranza e a un presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento. Una mobilitazione che nasce dalla preoccupazione per il futuro occupazionale, ma anche dalla delusione per una situazione che, secondo i dipendenti, non avrebbe ricevuto finora risposte adeguate da parte dell’azienda e delle istituzioni.
«Non è la prima volta che siamo qui davanti ai cancelli. Sono dieci anni che lavoriamo per questa azienda», raccontano i lavoratori, denunciando quello che definiscono un silenzio inaccettabile da parte degli amministratori. La richiesta è chiara: conoscere quale sarà il destino dello stabilimento e ottenere garanzie concrete sulla continuità occupazionale.
A rendere ancora più difficile il confronto sarebbero state le proposte avanzate dalla multinazionale, giudicate del tutto insufficienti dai dipendenti. «L’azienda ci ha contattato e ci ha fatto delle proposte indecenti che non possiamo accettare, soprattutto da una multinazionale di questo tipo», spiegano gli operai, ribadendo la volontà di proseguire la protesta fino all’arrivo di risposte concrete.
La priorità, sottolineano, non è ottenere un incentivo economico per lasciare il posto, ma salvaguardare il lavoro costruito in un decennio. Le eventuali uscite volontarie vengono considerate soltanto una soluzione estrema, da prendere in considerazione qualora ogni possibilità di continuità occupazionale dovesse venire meno.
Per questo i dipendenti chiedono il coinvolgimento diretto del Ministero competente e di Stellantis, principale committente delle attività logistiche, affinché vengano individuate soluzioni capaci di scongiurare la chiusura.
Sulla vicenda interviene anche Francesco Guida, segretario regionale della Uilm, che richiama l’attenzione sulle responsabilità industriali e sulla mancata diversificazione delle attività.
Secondo il rappresentante sindacale, la crisi non rappresenta un evento improvviso, ma il risultato di una situazione di fragilità conosciuta da tempo. La dipendenza da un unico committente avrebbe infatti esposto lo stabilimento alle conseguenze delle scelte produttive di Stellantis, senza che fossero individuate per tempo alternative sufficienti.
«È una crisi profonda che non ci coglie di sorpresa», osserva Guida, ricordando come il sindacato avesse già sollecitato K+N a ricercare nuove opportunità commerciali e industriali per ridurre la dipendenza dal gruppo automobilistico.
Un percorso che, secondo la Uilm, non sarebbe stato adeguatamente perseguito dall’azienda.
Eppure, sostiene il sindacato, le possibilità per mantenere operativa la struttura non mancherebbero. Sul territorio sarebbero presenti attività e realtà imprenditoriali potenzialmente interessate ai servizi logistici offerti da K+N, una circostanza che potrebbe aprire prospettive diverse rispetto alla cessazione definitiva delle attività.
La richiesta sindacale è quindi quella di costruire un piano industriale alternativo, capace di attrarre nuovi clienti e garantire la permanenza dello stabilimento sul territorio, anche attraverso l’acquisizione di commesse oggi destinate ad altri siti italiani della multinazionale.
«Non ci sembra una cosa impossibile», afferma Guida, contestando la scelta di continuare a operare con un unico committente e chiedendo all’azienda di assumersi la responsabilità di individuare nuove attività.
La vertenza assume così una dimensione che va oltre il destino dei singoli dipendenti. In discussione c’è anche la capacità di preservare un presidio produttivo e occupazionale legato alla filiera automobilistica, in un contesto nel quale le trasformazioni industriali rischiano di produrre conseguenze pesanti sull’economia locale.
Intanto, davanti ai cancelli, la mobilitazione prosegue. I lavoratori non intendono interrompere lo sciopero senza impegni verificabili sul futuro dello stabilimento.
La scadenza di marzo 2027 si avvicina e, per oltre 50 famiglie, il tempo delle rassicurazioni sembra ormai esaurito. Adesso servono decisioni, un confronto concreto e soprattutto una prospettiva di lavoro che vada oltre la chiusura annunciata.