

Da una parte la denuncia della famiglia, che chiede alla magistratura di verificare se tutto sia stato fatto correttamente e tempestivamente. Dall’altra la posizione dell’ASReM, che ricostruisce in maniera differente quanto accaduto all’interno dell’ospedale Cardarelli e difende l’operato dei professionisti intervenuti.
Sono queste, al momento, le due prospettive che accompagnano la vicenda del 52enne morto nei giorni scorsi dopo essersi recato al Pronto soccorso del capoluogo per un malore.
Una tragedia sulla quale è stata aperta un’inchiesta e rispetto alla quale saranno gli accertamenti disposti dalla Procura, a cominciare dall’autopsia, a dover fornire elementi utili per stabilire cause del decesso, tempistiche dell’assistenza ed eventuali responsabilità.
Secondo quanto denunciato dai familiari attraverso il proprio legale, l’uomo si sarebbe presentato in ospedale accusando dolori persistenti al petto e al braccio sinistro. Sarebbe stato sottoposto a un elettrocardiogramma, che non avrebbe evidenziato anomalie, per poi rimanere in attesa.
La famiglia sostiene che durante questa fase, durata alcune ore, non sarebbero stati effettuati ulteriori accertamenti, tra cui esami ematici e radiologici.
La situazione sarebbe successivamente precipitata in maniera improvvisa, fino all’arresto cardiaco e al decesso.
Da qui la decisione dei familiari di rivolgersi alla Questura e presentare una denuncia-querela, chiedendo che venga verificata l’intera gestione del paziente: dal triage agli accertamenti diagnostici, passando per la gestione dell’emergenza cardiologica e la tempestività degli interventi.
La ricostruzione dell’ASReM
Di segno diverso è la ricostruzione che arriva dall’azienda sanitaria.
Secondo quanto riferito dall’ASReM, il paziente sarebbe stato tempestivamente preso in carico dal personale e sottoposto ai controlli clinici e agli esami ritenuti necessari. I primi parametri e indicatori diagnostici avrebbero restituito risultati negativi, delineando inizialmente un quadro che non avrebbe evidenziato la successiva e improvvisa evoluzione.
Le condizioni dell’uomo sarebbero infatti precipitate rapidamente.
A quel punto, secondo la ricostruzione fornita, sarebbe scattato immediatamente l’intervento dei sanitari: tre medici e un infermiere avrebbero partecipato alle operazioni di soccorso e alla rianimazione cardio-respiratoria.
I tentativi di rianimazione sarebbero proseguiti a lungo, andando – secondo quanto riferito – anche oltre i tempi normalmente previsti, nel tentativo di salvare il paziente.
Ogni manovra, purtroppo, si è rivelata inutile.
La posizione dell’azienda sanitaria punta dunque a evidenziare l’impegno dell’équipe intervenuta e respinge una rappresentazione secondo la quale il paziente sarebbe stato lasciato senza assistenza di fronte al precipitare delle sue condizioni.
Saranno gli accertamenti a stabilire cosa è accaduto
Proprio la distanza tra le ricostruzioni rende ancora più importante l’inchiesta aperta sul caso.
Da una parte ci sono le contestazioni della famiglia, che chiede di sapere se il decesso potesse essere evitato e se il percorso assistenziale sia stato adeguato rispetto ai sintomi manifestati. Dall’altra c’è la ricostruzione sanitaria, secondo la quale il paziente sarebbe stato sottoposto agli accertamenti e, nel momento dell’emergenza, sarebbe stato soccorso immediatamente con un prolungato tentativo di rianimazione.
La Procura di Campobasso avrebbe già aperto un fascicolo e due medici potrebbero risultare indagati per le ipotesi di reato di omicidio colposo e lesioni colpose. Un passaggio che, è bene precisarlo, non equivale ad alcun giudizio di responsabilità e consente anche agli stessi professionisti coinvolti di partecipare agli accertamenti irripetibili attraverso propri consulenti.
Giovedì dovrebbe essere conferito l’incarico per l’esame autoptico, previsto per venerdì.
Sarà proprio l’autopsia, insieme all’analisi della documentazione sanitaria e alla ricostruzione puntuale degli orari, degli esami effettuati, dei parametri rilevati e degli interventi eseguiti, a poter fornire risposte più precise.
In una vicenda tanto delicata, il dolore della famiglia merita rispetto e le sue domande meritano risposte. Allo stesso modo, fino alla conclusione degli accertamenti, deve essere tutelata la posizione dei professionisti sanitari coinvolti, evitando di trasformare un’indagine ancora agli inizi in un processo anticipato.
La medicina, soprattutto nell’emergenza, può trovarsi davanti a evoluzioni improvvise e drammatiche. Stabilire se in questo caso ci sia stata un’imprevedibile evoluzione clinica oppure se siano esistiti ritardi o criticità evitabili non spetta alle ricostruzioni contrapposte: saranno gli elementi clinici e l’autorità giudiziaria a chiarirlo.
Solo allora sarà possibile avere un quadro più completo di ciò che è realmente accaduto nelle ultime ore di vita del 52enn