

Sul sistema sanitario molisano si profila una sforbiciata senza precedenti. Un recente provvedimento firmato dal Commissario ad Acta ridisegna radicalmente la mappa della Continuità Assistenziale, riducendo le postazioni da 44 a appena 16. Una scelta che ha colto di sorpresa i territori e che ha immediatamente sollevato un’ondata di proteste da parte dei sindaci, esclusi da qualsiasi confronto preventivo su un tema cruciale come la tutela della salute.
Tra le voci più ferme si distingue quella di Sabrina Lallitto, sindaca di Casacalenda, piccolo centro di circa 1.800 residenti destinato a perdere un presidio considerato essenziale. In un intervento pubblico sui social, ripreso anche dall’Ansa, la prima cittadina denuncia una decisione che, a suo dire, cancella il paese dalla geografia sanitaria regionale. Altro che razionalizzazione: per Lallitto si tratta di un arretramento dello Stato nelle aree interne, già duramente provate da carenze strutturali e servizi ridotti all’osso.
Nel mirino degli amministratori locali finiscono soprattutto i criteri applicativi del decreto. Dal 2026, infatti, le sedi che resteranno aperte dovranno fare i conti con incarichi temporanei della durata di tre mesi, un servizio limitato nelle fasce orarie e nessuna leva economica capace di attrarre o trattenere il personale sanitario. A rendere il quadro ancora più critico c’è la cosiddetta “clausola ghigliottina”: se non sarà coperto almeno l’80% dei turni, il presidio verrà chiuso. Una soglia che, secondo i sindaci, rischia di trasformarsi in un alibi perfetto per giustificare nuove e definitive soppressioni.
Lo scontro istituzionale è appena iniziato. I primi cittadini annunciano mobilitazione e azioni politiche per difendere le comunità dell’entroterra, ribadendo che il diritto alla cura non può essere subordinato al numero degli abitanti o alla vicinanza con i poli urbani. «Non ci fermeremo», avverte Lallitto, determinata a portare la questione anche a livello nazionale per evitare che la medicina di prossimità venga relegata in un limbo fatto di promesse e rinvii.