

RICCIA – Nuova giornata di accertamenti nell’ambito della delicata inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, decedute nel dicembre scorso a seguito di un avvelenamento da ricina. Questa mattina, alle 9:20, gli investigatori hanno avviato la seconda delle quattro perquisizioni programmate dalla Procura della Repubblica di Larino.
Cinque operatori della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato hanno raggiunto il liceo Scientifico di Riccia per effettuare verifiche sulle apparecchiature informatiche presenti nell’istituto.
L’attenzione degli inquirenti si concentra sulla possibile presenza di ricerche effettuate attraverso Internet riguardanti la ricina, la sostanza altamente tossica al centro dell’indagine.
La scuola interessata dagli accertamenti è quella in cui presta servizio un’insegnante legata da un rapporto di amicizia a Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime. La donna, già ascoltata più volte dagli investigatori in qualità di testimone, nei mesi scorsi è stata anche protagonista di un confronto con lo stesso Di Vita
L’attività investigativa si inserisce in un programma di verifiche che coinvolge complessivamente quattro istituti scolastici tra le province di Campobasso e il territorio del Fortore.
La prima operazione è stata effettuata ieri, martedì 13 ottobre, all’istituto Agrario di Riccia, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito della docente.
Il calendario degli accertamenti proseguirà domani, giovedì 15 ottobre, al liceo Classico di Campobasso, frequentato fino allo scorso anno da Sara Di Vita e dalla sorella Alice.
L’ultima perquisizione è invece prevista per venerdì 16 ottobre al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, istituto nel quale insegna Laura, cugina di Gianni Di Vita.
L’obiettivo degli investigatori è ricostruire ogni possibile elemento utile a chiarire le circostanze dell’avvelenamento che ha provocato la morte delle due donne.
Le verifiche informatiche rappresentano un ulteriore passaggio di un’indagine particolarmente complessa, nella quale gli inquirenti stanno cercando di individuare eventuali collegamenti tra le ricerche sulla sostanza tossica e quanto accaduto nel dicembre scorso.
Al momento, le perquisizioni hanno finalità investigative e non costituiscono, di per sé, elementi di responsabilità a carico delle persone che lavorano negli istituti interessati.
L’inchiesta resta aperta e saranno gli esiti degli accertamenti tecnici a stabilire se dai dispositivi esaminati emergeranno informazioni utili a fare luce su uno dei casi di cronaca più drammatici degli ultimi mesi in Molise.