

La vicenda della nuova sede del Consiglio regionale del Molise continua a sollevare interrogativi sulla programmazione e sul coordinamento tra le istituzioni. Da una parte, la Presidenza del Consiglio regionale si appresterebbe a sottoscrivere un contratto di locazione per sei anni, dall’altra la Giunta regionale annuncia l’arrivo dei finanziamenti necessari ad avviare la demolizione dell’ex hotel Roxy, destinato a lasciare spazio alla futura sede dell’assemblea legislativa.
Una successione di notizie che restituisce l’impressione di due percorsi paralleli, come se via IV Novembre e via Genova non comunicassero tra loro. Se l’obiettivo è realizzare una sede definitiva per il Consiglio regionale, appare legittimo interrogarsi sull’opportunità di impegnare ulteriori risorse pubbliche in una soluzione provvisoria della durata di sei anni.
L’edificio, recentemente ristrutturato, dispone di ampi spazi che potrebbero ospitare gli uffici del Consiglio regionale e di una sala prestigiosa potenzialmente adatta a diventare il luogo delle sedute dell’assemblea legislativa. Una collocazione che restituirebbe centralità e visibilità a un’istituzione fondamentale per la vita democratica del Molise, valorizzando al tempo stesso un immobile pubblico già recuperato.
La disponibilità della struttura potrebbe essere pressoché immediata, compatibilmente con la sua attuale destinazione e con le necessarie verifiche tecniche e amministrative. Anche sotto il profilo economico, questa ipotesi potrebbe rappresentare un’alternativa meno onerosa rispetto alla locazione prevista in contrada Macchie, evitando di impegnare risorse per un immobile privato mentre si procede alla realizzazione della sede definitiva.
La questione, dunque, non riguarda soltanto il trasferimento degli uffici, ma anche la gestione delle risorse pubbliche e il rapporto tra le istituzioni e il centro cittadino. La scelta di contrada Macchie è stata motivata con la possibilità di riunire gli uffici e ottenere risparmi rispetto alle attuali sedi. Il canone previsto è di 250mila euro annui, per un impegno iniziale di un milione e mezzo di euro in sei anni.
Nel frattempo, per la demolizione e ricostruzione del Roxy sono stati stanziati 35 milioni di euro, con il completamento dell’intervento previsto entro il 2032. L’ex D’Ovidio di via Roma, interessata da un progetto di riqualificazione per realizzare un polo culturale, rappresenta un’ulteriore ipotesi da approfondire, verificandone la disponibilità effettiva, i vincoli di destinazione e i costi di adattamento.
Prima di assumere impegni economici pluriennali, sarebbe utile rendere pubblico un confronto tra le possibili soluzioni, indicando costi complessivi, tempi di trasferimento e compatibilità con la futura sede del Roxy. Un confronto che permetterebbe anche ai cittadini di comprendere le ragioni delle scelte e di valutare se esistano alternative concretamente praticabili.