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Ottobre 28, 2026

Sanità, liste d’attesa: il Molise peggiora mentre l’Italia migliora.



Le liste d’attesa continuano a rappresentare uno dei principali problemi della sanità molisana e i nuovi dati della Fondazione Gimbe evidenziano una situazione che merita particolare attenzione. Il Molise figura infatti tra le sei regioni italiane nelle quali, nei primi nove mesi del 2026, si registra un peggioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sia per le prime visite specialistiche sia per gli esami diagnostici.

L’arretramento è contenuto nei numeri, ma significativo nella tendenza: la percentuale delle prenotazioni effettuate entro i tempi previsti diminuisce di 0,2 punti per le prime visite e di 0,3 punti per gli accertamenti diagnostici. Un andamento in controtendenza rispetto al dato nazionale, che nello stesso periodo evidenzia un miglioramento di 1,7 punti percentuali per entrambe le tipologie di prestazioni.

Insieme al Molise, a registrare un peggioramento sono Calabria, Campania, Lazio, Sicilia e Toscana. Sei regioni nelle quali i progressi rilevati a livello nazionale non trovano riscontro negli indicatori territoriali.

Ma il dato che colpisce maggiormente riguarda la classificazione delle richieste sanitarie. Nel 2026, in Molise, il 73,7% delle prime visite viene inserito nella classe di priorità P, quella programmabile, che prevede un tempo massimo di attesa di 120 giorni. Una percentuale più che doppia rispetto alla media italiana, ferma al 34,9%.

In sostanza, quasi tre prime visite su quattro vengono considerate programmabili, con la possibilità di attendere fino a quattro mesi per ottenere la prestazione. Un elemento che solleva interrogativi sull’utilizzo delle classi di priorità e sulla capacità del sistema sanitario regionale di rispondere tempestivamente alle esigenze dei pazienti.

Il dato, da solo, non dimostra che le classificazioni siano inappropriate, ma rende necessario comprendere quali criteri vengano adottati e se la distribuzione delle priorità rispecchi effettivamente le condizioni cliniche dei cittadini.

Un ulteriore indicatore riguarda la rinuncia alle cure. Nel 2025, il 9,1% della popolazione molisana ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria pur avendone bisogno. Un valore leggermente inferiore alla media nazionale del 9,6%, ma che fotografa comunque una difficoltà concreta nell’accesso ai servizi sanitari.

Il quadro nazionale presenta luci e ombre. Tra gennaio e settembre 2026 le prenotazioni monitorate sono aumentate da 19,75 a 21,81 milioni. La quota di quelle effettuate entro i tempi previsti è passata dal 76,9% al 78,6% per le prime visite e dall’83,3% all’85% per gli esami diagnostici.

Tuttavia, secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, il miglioramento complessivo deve essere interpretato con cautela. Degli oltre due milioni di prenotazioni aggiuntive effettuate entro i tempi, l’81,5% è riconducibile all’incremento del numero complessivo delle prenotazioni, mentre soltanto il 18,5% deriva da un effettivo miglioramento della percentuale di rispetto delle scadenze.

Una distinzione sostanziale, perché l’aumento delle prenotazioni non equivale automaticamente a una riduzione delle attese per i cittadini.

A sottolinearlo è il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che richiama l’attenzione sui limiti dei dati disponibili. A livello nazionale, infatti, oltre quattro milioni di prenotazioni risultano ancora fuori dai tempi massimi previsti.

Soprattutto, il monitoraggio non permette di stabilire quante prestazioni siano state realmente erogate entro le scadenze, né di conoscere il tempo complessivo trascorso tra la prescrizione medica e l’effettiva esecuzione della visita o dell’esame.

Una differenza tutt’altro che marginale: prenotare una prestazione entro i tempi indicati non significa necessariamente averla ricevuta entro quello stesso termine.

Per il Molise, dunque, emerge un quadro articolato. Da un lato, gli indicatori regionali sul rispetto dei tempi rimangono superiori alle medie nazionali; dall’altro, il confronto con il 2025 evidenzia un arretramento, accompagnato da un ricorso particolarmente elevato alla classe di priorità programmabile.

Numeri che impongono una riflessione sull’organizzazione della sanità regionale e sulla necessità di garantire non soltanto prenotazioni formalmente rispettose delle scadenze, ma prestazioni concretamente accessibili nei tempi richiesti dalle condizioni di salute.

Perché il vero indicatore dell’efficienza sanitaria non può essere soltanto il numero delle prenotazioni registrate, ma la capacità di assicurare ai cittadini visite, diagnosi e cure quando ne hanno effettivamente bisogno.

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