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Il Molise è davvero troppo piccolo per essere una Regione?



I bilanci delle Regioni italiane sono quasi interamente assorbiti da poche grandi voci di spesa.

La sanità rappresenta generalmente tra il 70% e l’80% della spesa corrente; la parte restante è destinata principalmente a trasporti, welfare e sviluppo economico.

L’incidenza delle strutture politiche (Presidenza, Giunta, Consiglio regionale, gruppi consiliari, staff e vitalizi) oscilla normalmente tra lo 0,3% e l’1% del bilancio regionale, mentre l’intero apparato amministrativo (personale, uffici e funzionamento) pesa mediamente tra il 3% e il 6%.

 

Il caso Molise

Prendendo come riferimento il bilancio regionale 2024:

• bilancio complessivo: circa 2,1 miliardi di euro;

• spesa sanitaria: circa 830 milioni.

Nel Molise la sanità incide per circa il 40% del bilancio complessivo, una quota inferiore rispetto alla media nazionale perché il bilancio regionale è fortemente influenzato da trasferimenti e partite tecniche.

Sulla base dei dati disponibili, il costo del Consiglio regionale (21 consiglieri), comprensivo di gruppi e staff, può essere stimato tra 20 e 30 milioni di euro annui. Presidenza e Giunta comportano ulteriori costi per alcuni milioni di euro.

Nel complesso, la spesa per la struttura politica risulta comunque in linea con quella delle altre Regioni e si colloca attorno all’1% del bilancio.

Anche l’intero apparato amministrativo regionale presenta un’incidenza sostanzialmente analoga al resto d’Italia: la relativa spesa è stimabile tra 80 e 120 milioni di euro annui, pari a circa il 4-6% del bilancio.

 

Dov’è allora il problema?

Il Molise non appare anomalo perché spende troppo per la politica.

L’anomalia nasce dalla sua dimensione.

Una Regione con meno di 300 mila abitanti deve infatti sostenere una macchina istituzionale praticamente identica a quella di Regioni con una popolazione quattro o cinque volte superiore.

Di conseguenza, costi assolutamente normali diventano molto più elevati se rapportati al numero degli abitanti.

A ciò si aggiunge il vero fattore di squilibrio: i disavanzi strutturali, in particolare quelli della sanità, sottoposta a piano di rientro dal 2007 e interessata da deficit particolarmente rilevanti negli ultimi anni.

Il confronto con Basilicata e Abruzzo

Regione Popolazione Bilancio

Molise 280 mila 2,1 miliardi €

Basilicata 540 mila 3,5-4 miliardi €

Abruzzo 1,3 milioni 6-7 miliardi €

Pur avendo istituzioni praticamente identiche, il Molise dispone di una base demografica molto più ridotta.

Ne deriva che il costo del Consiglio regionale, stimato tra 20 e 30 milioni di euro, equivale a circa 70-100 euro annui per abitante.

In Basilicata il costo pro capite scende a circa 25-30 euro; in Abruzzo si colloca tra 30 e 45 euro.

L’apparato amministrativo, invece, mantiene un’incidenza simile in tutte e tre le Regioni (4-6% del bilancio), confermando che il problema non è l’organizzazione amministrativa ma la dimensione della popolazione sulla quale tali costi vengono ripartiti.

 

L’ipotesi di un accorpamento con l’Abruzzo

In uno scenario di fusione tra Molise e Abruzzo sarebbe possibile eliminare gran parte delle duplicazioni istituzionali.

Le stime portano a un possibile risparmio annuo:

• tra 40 e 70 milioni di euro sulle strutture politiche;

• tra 50 e 100 milioni sulle strutture amministrative centrali.

Il risparmio complessivo stimato potrebbe quindi collocarsi tra 80 e 170 milioni di euro l’anno, pari a circa l’1-2% del bilancio della nuova Regione.

Naturalmente non verrebbero ridotte le grandi voci di spesa, come sanità, trasporti e welfare, che rappresentano oltre il 90% del bilancio.

Per il cittadino molisano il beneficio fiscale sarebbe limitato (stimabile in circa 50-100 euro annui pro capite per il costo delle strutture istituzionali regionali rispetto al cittadino abruzzese), ma il vero vantaggio sarebbe un altro.

Una Regione di circa 1,6 milioni di abitanti disporrebbe di una scala amministrativa più efficiente, maggiore capacità tecnica, minori duplicazioni organizzative e un peso politico decisamente superiore.

Non si tratterebbe quindi di una semplice operazione contabile, bensì di una riforma strutturale.

 

Una precisazione sulla Valle d’Aosta

Per chi sostiene che anche la Valle d’Aosta con i suoi 125 mila abitanti è fuori scala come il Molise, si sottolinea che il paragone è improprio.

La Regione valdostana gode infatti di uno statuto speciale, trattiene una quota molto più elevata del gettito fiscale e dispone di competenze che il Molise non possiede.

Il Molise rappresenta invece un caso di piccola Regione a statuto ordinario.

 

La conclusione

Sotto i 700-800 mila abitanti i costi istituzionali tendono ad aumentare rapidamente in termini pro capite.

Con meno di 300 mila residenti, il Molise si colloca ben al di sotto di questa soglia.

Il problema, quindi, non è il costo della politica in sé, ma il fatto che una struttura regionale completa deve essere mantenuta da una popolazione troppo ridotta.

Il Molise costa di più non perché spenda più delle altre Regioni, ma perché è troppo piccolo per sostenere, da solo, una macchina istituzionale delle stesse dimensioni.

 

Nota metodologica

‒ Le elaborazioni riportate nell’articolo utilizzano dati ufficiali disponibili e, per gli elementi non pubblicamente rilevabili, stime ragionate sviluppate con il supporto dell’Intelligenza Artificiale.

‒ Le stime hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono i dati contabili ufficiali.

‒ Avendo la disponibilità dei dati ufficiali, le Presidenze della Giunta e del Consiglio regionale, se volessero seriamente venire incontro alle esigenze dei cittadini ‒ anche alla luce del recente pronunciamento del Consiglio di Stato, che ha sbloccato l’iter della richiesta di referendum per l’aggregazione della Provincia di Isernia alla Regione Abruzzo ‒ potrebbero pubblicare una ricostruzione concreta e numerica dello scenario qui prospettato, confermandone, correggendone o smentendone le stime.

Lo faranno?

‒ Antonio Libero Bucci, presidente del Comitato per l’aggregazione della provincia di Isernia all’Abruzzo, e Vincenzo Di Giacomo, già presidente del Tribunale di Isernia e nettamente contrario all’accorpamento, sono, in questo momento, due dei principali interlocutori, su posizioni opposte, del dibattito sull’eventuale aggregazione.

In questo articolo la questione viene posta, ritengo, in maniera originale: non soltanto sul piano politico o identitario, ma su quello della sostenibilità economica e della dimensione istituzionale del Molise.

Qual è la loro opinione?

 

 

Vinicio D’Ambrosio

 

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