

Nel suo nuovo intervento, Vinicio torna a puntare i riflettori sul senatore Claudio Lotito e sulla sua intenzione di ricandidarsi in Molise. Tra ironia pungente, dichiarazioni da ricordare e le famose «3.000 cose» fatte per i molisani, non manca una riflessione sul rapporto tra politica e territorio.
Un commento tutto da leggere, con il consueto sarcasmo che contraddistingue la penna di Vinicio.
Di seguito il post completo
È uno dei politici molisani ‒ ovviamente, considero tale anche 𝗖𝗹𝗮𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗟𝗼𝘁𝗶𝘁𝗼, paracadutato qui da noi ‒ che più apprezzo, insieme al presidente del Consiglio regionale, 𝗣𝗮𝗹𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲, al presidente della Regione, 𝗥𝗼𝗯𝗲𝗿𝘁𝗶, e a tutti gli assessori e consiglieri regionali, come spesso scrivo nei miei post.
Non solo. Mi sento anche gratificato, perché il senatore ha raccolto il mio recente e accorato invito a non abbandonare il Molise e i molisani.
Dopo aver rilasciato amene dichiarazioni del tipo «𝗖𝗮𝘁𝗮𝗽𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗠𝗼𝗹𝗶𝘀𝗲, 𝗾𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼 𝗻𝗲𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝗠𝗼𝗹𝗶𝘀𝗲, 𝘃𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗼 𝗹𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀» e aver rivendicato di aver fatto «𝟯.𝟬𝟬𝟬 𝗰𝗼𝘀𝗲» ‒ non una di meno ‒ per i molisani, dopo essersi «𝗶𝗻𝗻𝗮𝗺𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝗹𝗶𝘀𝗲», ha affermato che si ricandiderà qui e non in Calabria.
In attesa che elenchi le tremila cose fatte ‒ per carità, non tutte, ma almeno le prime dieci ‒, ammetto di non conoscerlo ancora abbastanza a fondo. 𝗙𝗮𝘁𝘁𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮, 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗱𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗶 𝗵𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗚𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗮𝗱 𝗮𝗱𝗼𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗶𝗻𝗼 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝗶𝗿𝗲, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗔𝗠 𝗱𝗶 𝗕𝗼𝗶𝗮𝗻𝗼.
Per me, e spero anche per tutti gli altri molisani, resta sempre un «𝗚𝗥𝗔𝗡𝗗𝗘».