

Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle interviene dopo il vertice politico di Campobasso e riaccende i riflettori sul ruolo di Teresio Di Pietro, presente all’incontro in rappresentanza dell’UDC. Al centro delle critiche anche la sua nomina nel CdA di Sviluppo Italia Molise.
Il vertice del centrodestra che si è svolto oggi, 23 ottobre, a Campobasso, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, diventa terreno di scontro politico. A sollevare interrogativi sulla rappresentanza dell’UDC e sul ruolo del suo leader nazionale Lorenzo Cesa è il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina, che punta l’attenzione sull’assenza del parlamentare e sulla partecipazione di Teresio Di Pietro.
Secondo quanto evidenziato dall’esponente pentastellato, Cesa avrebbe scelto di non prendere parte personalmente alla riunione, affidando a Di Pietro il compito di rappresentare il partito. Una circostanza che Gravina collega a una vicenda già affrontata in Consiglio regionale e relativa alla nomina dello stesso Di Pietro nel Consiglio di amministrazione di Sviluppo Italia Molise.
Il consigliere M5S richiama infatti una precedente interpellanza con la quale era stata sollevata la questione della compatibilità dell’incarico con i requisiti previsti dal bando di selezione. Secondo quanto riferito da Gravina, le disposizioni escludevano dalla nomina coloro che avessero ricoperto incarichi di partito nei due anni precedenti.
In quell’occasione, sostiene il consigliere, la Giunta regionale aveva risposto che Di Pietro non ricopriva ruoli politici attivi, una ricostruzione che il Movimento 5 Stelle aveva già contestato, giudicandola inverosimile.
A riaprire la polemica è ora la presenza di Di Pietro al tavolo politico del centrodestra, dove avrebbe partecipato in rappresentanza dell’UDC, nonostante, secondo quanto ricordato da Gravina, lo stesso Cesa avesse precedentemente escluso che ricoprisse la carica di segretario regionale del partito.
Una situazione che, per il consigliere pentastellato, merita ulteriori chiarimenti, pur non costituendo di per sé una prova dell’esistenza di incarichi incompatibili al momento della nomina.
Ma la critica di Gravina va oltre la questione degli incarichi e investe direttamente il rapporto tra Cesa e il territorio molisano.
«Gli incarichi ai propri uomini, dunque, Cesa li ha garantiti. E per il Molise? Qual è il risultato di Cesa per questa terra? Quale battaglia ha portato avanti per le nostre comunità, per la sanità, per le aree interne, per il lavoro?», domanda il consigliere regionale.
Nel mirino finisce quindi quello che Gravina considera uno squilibrio tra l’attenzione riservata agli equilibri politici e alle nomine e l’impegno concreto sui principali problemi della regione.
La sanità, le difficoltà delle aree interne e le opportunità occupazionali diventano così i temi sui quali l’esponente del Movimento 5 Stelle chiede conto dell’attività politica di Cesa, contestandone anche la mancata partecipazione a un incontro ritenuto importante per le future scelte elettorali del centrodestra.
«Sui referenti le risposte sono arrivate, sul Molise nessuna. E oggi il Molise non ha avuto nemmeno l’onore di vederlo al tavolo in cui si decide chi chiederà il voto ai molisani», afferma Gravina.
La sua presa di posizione si conclude con un messaggio rivolto a chi intende rappresentare politicamente il territorio: «Chi chiede fiducia ai cittadini deve metterci la faccia, non delegare».
Le dichiarazioni del consigliere M5S aprono dunque un nuovo fronte di confronto politico, proprio mentre il centrodestra cerca di consolidare la propria organizzazione in vista delle prossime scadenze elettorali. Resta sullo sfondo la questione del ruolo effettivamente ricoperto da Di Pietro all’interno dell’UDC e della sua compatibilità, all’epoca della nomina, con i requisiti richiesti per l’ingresso nel CdA di Sviluppo Italia Molise.