

La sede della Regione Molise a Bruxelles è stata venduta, ma per Vinicio D’Ambrosio la vicenda non si chiude con il rogito. Anzi, è proprio adesso che emergono le domande.
Dall’acquisto del 2005 alla vendita per 1,35 milioni di euro, passando per le parole di Michele Iorio sull’«affare del secolo» e fino all’identità della società aggiudicataria.
Nel nuovo Post di Vinicio, numeri, precedenti e interrogativi su un’operazione che merita risposte fondate su atti, documenti e fatti.
Buona lettura.
𝗖𝗜 𝗘̀ 𝗢 𝗖𝗜 𝗙𝗔?
Dedicai un intero paragrafo ‒ ben dieci pagine ‒ del capitolo 𝑳𝒂 𝑹𝒆𝒈𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒊𝒎𝒎𝒐𝒃𝒊𝒍𝒊𝒂𝒓𝒊𝒔𝒕𝒂 del mio libro 𝑰𝒍 𝑹𝒆𝒈𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝑴𝒐𝒍𝒊𝒔𝒆, già nel 2009, quattro anni dopo l’acquisto della sede della Regione a Bruxelles.
Più recentemente ho pubblicato diversi post sulla preannunciata vendita della stessa sede. L’ultimo, 𝑨𝒅𝒅𝒊𝒐 𝒔𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒅𝒊 𝒈𝒍𝒐𝒓𝒊𝒂, il 16 luglio scorso.
Ora la vendita è cosa fatta: 𝟭.𝟯𝟱𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗲𝘂𝗿𝗼, a fronte degli 𝟭.𝟲𝟬𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗽𝗮𝗴𝗮𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟬𝟱.
𝗘𝗯𝗯𝗲𝗻𝗲, 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗜𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗲̀ 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘂𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 «𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗮».
𝗡𝗼. 𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗰𝗼𝘀𝗶̀.
𝗟𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 «𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗮» 𝗳𝘂 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟬𝟱.
Per comprendere la velleità di quell’operazione, mi limito a riportare i primi due capoversi del paragrafo che scrissi nel 2009:
«Alla domanda “Le Regioni sono spesso criticate per il denaro investito nelle missioni internazionali”, Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, così rispondeva: “Distinguiamo tra Regione e Regione. La Lombardia ha 10 milioni di abitanti, 900 mila imprese, oltre un terzo delle aziende di import-export d’Italia. Le missioni ci sono richieste dal nostro sistema produttivo. Guai se non facessimo politica estera, noi andiamo a fare contratti, convenzioni, accordi con le Università”.
Analoghi interessi, evidentemente, ha la Regione Molise. Qualcuno potrebbe sorridere pensando alle dimensioni della regione, ai suoi 320 mila abitanti, al suo esiguo PIL, al suo fragile sistema produttivo, alle rare aziende di import-export. Ma si sbaglia. Tanto è vero che la Regione Molise, per un “corretto posizionamento nello scenario istituzionale” (e internazionale, aggiungiamo noi), ha acquistato a Bruxelles una sede prestigiosa, per l’esattezza di 554 metri quadrati, nella centralissima Rue de Toulouse n. 47. Costo: 1.600.000 euro.»
C’era poi un particolare che viene spesso dimenticato.
Prima dell’acquisto, il dirigente del Servizio Beni Demaniali e Patrimoniali della Regione, nella propria relazione istruttoria, aveva indicato tra gli «𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗴𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶»: «𝗮𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗴𝗲, 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼𝘀𝗮».
Per le ulteriori valutazioni svolte all’epoca, compresa l’analisi del rapporto costi-benefici, rimando alla lettura dell’intero paragrafo.
È vero che oggi la vendita consente di recuperare una somma significativa per le casse regionali.
Ma è altrettanto vero che, in oltre vent’anni, da quelle stesse casse sono usciti 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼
per un’operazione che già allora ritenevo ingiustificata.
Nel 2009 definivo infatti l’acquisto dell’immobile di Bruxelles un’operazione 𝗶𝗻𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮, 𝘁𝗲𝗺𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗺𝗯𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗜𝗼𝗿𝗶𝗼.
Nello stesso periodo, del resto, la Regione Molise aprì anche un ufficio in Polonia e un altro a Buenos Aires.
Conclusi quel paragrafo con questa osservazione:
«D’ora in avanti 𝗜𝗼𝗿𝗶𝗼 potrà dire, senza tema di essere smentito, che sugli “immobili” della Regione non tramonta mai il sole».
Sull’acquisto della sede di Bruxelles vi fu anche un confronto pubblico, riportato nello stesso libro, tra il sottoscritto e l’allora assessore regionale alla Programmazione, 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗳𝗿𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗩𝗶𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼.
Mi limitai a rivolgergli sei osservazioni. Ne riporto una:
«La sede è effettivamente prestigiosa ma l’assessore non ci dice che è priva di garage e di alloggi per cui egli, e gli altri, a Bruxelles dovranno continuare ad andare in albergo! L’assessore, invece, ci dice che il costo annuale per il funzionamento è di circa 300.000 euro. Ma si rende conto dell’enormità di questa cifra, di quanto è costosa la gestione? La Regione Lombardia (30 volte gli abitanti del Molise) ha una sede che non supera i 500 metri quadri; le Regioni Lazio, Toscana, Marche ed Umbria hanno acquistato un edificio in comune. Credo che su questo ci sia da riflettere».
Conclusi con una nota di ironia:
«”La Padania”, quotidiano della Lega Nord, ha più volte citato il nostro caso, chiedendosi, con toni assai espliciti, con quali soldi la Regione Molise sia riuscita a comprare una sede che “la Regione Veneto neanche si sogna”.»
Ma veniamo all’oggi.
La cosa che mi preoccupa e che, a mio avviso, dovrebbe preoccupare ogni molisano non è soltanto ciò che 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗜𝗼𝗿𝗶𝗼 pensa della vendita.
𝗜𝗼𝗿𝗶𝗼 afferma: «Oggi il Molise ha perso un pezzo della propria presenza istituzionale in Europa, ma per l’acquirente è stato davvero l’affare del secolo».
𝗖𝗵𝗲 𝘀𝗮𝗽𝗽𝗶𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗽𝗽𝗶𝗮𝗺𝗼?
C’è poi 𝗠𝗶𝗰𝗮𝗲𝗹𝗮 𝗙𝗮𝗻𝗲𝗹𝗹𝗶, consigliere regionale, che pone una domanda tutt’altro che irrilevante:
«È stato fatto davvero tutto il possibile perché il bene fosse valorizzato e venduto al giusto prezzo? […] Questo mi interessa molto di più del deprezzamento al metro quadro. Molto più dell’ennesimo fallimento nella gestione del patrimonio regionale. E molto più, persino, dell’affare eventualmente concluso da qualcuno particolarmente scaltro».
E infine c’è l’articolo 𝑪’𝒆𝒓𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒂 𝒍’𝒖𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒐 𝑬𝒖𝒓𝒐𝒑𝒂, pubblicato dal 𝙌𝙪𝙤𝙩𝙞𝙙𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝙈𝙤𝙡𝙞𝙨𝙚 il 4 settembre 2026, nel quale si legge:
«Vendita a una società molisana che, a quanto è dato sapere, sarebbe molto vicina ai vertici di Palazzo D’Aimmo, ma questa è un’altra storia che fa pendant con un proverbio locale: come ti fai il letto così ti corichi».
𝗔𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: 𝗮𝗳𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝗺𝗶𝗮.
A questo punto, dunque, una riflessione va fatta.
La questione non è più soltanto se sia stato sbagliato acquistare quell’immobile nel 2005. Quello, a mio avviso, lo scrivevo già nel 2009.
La questione, oggi, è un’altra: 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘃𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗯𝗲𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲?
E allora le domande sono semplici:
𝗖𝗵𝗶 𝗲̀ 𝗹’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝗿𝗲𝗻𝘁𝗲? 𝗘̀ 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗖𝗶𝗽𝗼𝗹𝗹𝗮 𝗜𝗺𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗦𝗿𝗹, 𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮, 𝘀𝗶𝗮 𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝟭𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟰, 𝟱 𝗺𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗮𝘃𝘃𝗶𝘀𝗼 𝗲𝘀𝗽𝗹𝗼𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝗕𝗿𝘂𝘅𝗲𝗹𝗹𝗲𝘀?
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝟭.𝟯𝟱𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗲𝘂𝗿𝗼?
𝗘̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗯𝗲𝗻𝗲 𝗲 𝗼𝘁𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗿 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝗰𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶?
𝗘 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼: 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗜𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 «𝗮𝗳𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼» 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗵𝗶 𝗵𝗮 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼?
𝗗𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲.
Alle quali sarebbe bene rispondere con 𝗮𝘁𝘁𝗶, 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶, non con opinioni.
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟬𝟱 𝗰𝗶 𝗳𝘂 𝘂𝗻 𝗲𝗿𝗿𝗼𝗿𝗲, 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗻𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼.