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Emergenza cinghiali in Molise, Coldiretti rilancia: “Serve un piano straordinario di gestione per contenere la specie”.



La presenza sempre più massiccia dei cinghiali sul territorio molisano torna al centro del dibattito pubblico. A lanciare un nuovo allarme è Coldiretti Molise, che chiede alla Regione l’adozione di un Piano straordinario quinquennale per il contenimento della fauna selvatica, ritenendo ormai insufficiente il sistema attualmente in vigore.

Secondo l’organizzazione agricola, il problema non riguarda più esclusivamente il comparto agricolo, ma interessa direttamente l’intera popolazione. Dagli episodi registrati nelle campagne fino alle sempre più frequenti incursioni nei centri abitati e lungo le principali arterie stradali, la presenza dei cinghiali viene descritta come una vera emergenza regionale.

«Il numero esorbitante dei cinghiali, che in Molise supererebbe le 40 mila unità secondo stime approssimative, sta costringendo da anni alla chiusura di numerose aziende agricole e compromette il patrimonio agroalimentare regionale», afferma il presidente di Coldiretti Molise, Claudio Papa. «A questo si aggiunge il rischio per la sicurezza pubblica, con animali che si muovono liberamente nei centri urbani e sulle strade, provocando incidenti anche gravi».

Negli ultimi mesi le segnalazioni provenienti da diverse aree della regione si sono moltiplicate. Agricoltori, amministratori locali e cittadini denunciano danni alle coltivazioni, distruzione di recinzioni e una crescente presenza degli ungulati in prossimità delle abitazioni.

Per Coldiretti, gli strumenti attualmente attivi, come la caccia di selezione e il selecontrollo, rappresentano un passo avanti ma non sono sufficienti a riportare il fenomeno entro livelli sostenibili. «Grazie anche all’azione sindacale di Coldiretti Molise sono stati resi operativi importanti strumenti di gestione della fauna – spiega il direttore regionale Franco Dell’Acqua – ma per ottenere risultati concreti è necessario un Piano straordinario non collegato esclusivamente all’emergenza della Peste Suina Africana».

L’organizzazione agricola richiama in particolare l’articolo 19-ter della legge 157 del 1992, che disciplina gli interventi di controllo della fauna selvatica. La norma consente azioni di contenimento che non rientrano nell’attività venatoria e che possono essere effettuate anche in aree dove la caccia è vietata, comprese zone protette e parchi, senza limiti temporali e utilizzando gli strumenti previsti dalla normativa nazionale.

Tra i soggetti che potrebbero essere coinvolti nelle attività di controllo figurano anche proprietari e conduttori di fondi agricoli in possesso di licenza venatoria, nell’ottica di un’azione più capillare e continuativa sul territorio.

La richiesta di Coldiretti arriva in un momento in cui il tema è tornato al centro dell’attenzione istituzionale e politica regionale, con numerosi amministratori che nelle ultime settimane hanno sollecitato interventi urgenti per fronteggiare un fenomeno che, da problema agricolo, è ormai diventato una questione di sicurezza pubblica e tutela del territorio.

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