

C’è una distanza sempre più evidente, a Campobasso, tra gli annunci e la realtà. Una distanza che si misura in slogan, conferenze stampa e buone intenzioni, ma che poi si perde per strada quando si passa dalla propaganda ai fatti. È il caso emblematico della cosiddetta svolta ecologista dell’amministrazione comunale.
Era febbraio 2024 quando l’assessore espressione di Fare Verde, Cretella, annunciava con toni trionfali l’arrivo di sei nuovi autobus elettrici, acquistati grazie ai fondi del PNRR. L’inizio di una nuova era, si disse. Un passo decisivo per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Meno smog, aria più pulita, centro urbano finalmente alleggerito dall’inquinamento. Parole roboanti, accompagnate da un messaggio chiaro: Campobasso cambiava passo.
A distanza di un anno, però, basta fare due passi in centro per rendersi conto che quella “rivoluzione verde” è rimasta, perlopiù, sulla carta. Dal primo febbraio di quest’anno, di autobus elettrici in circolazione nel cuore della città se ne vedono pochi, anzi pochissimi. E non è una percezione: a confermarlo è un dirigente della società Trotta, che interpellato ha spiegato come i mezzi effettivamente funzionanti siano cinque. Il sesto è fermo a causa di un incidente. Ma soprattutto, quei cinque autobus elettrici non servono il centro cittadino: vengono utilizzati per le contrade.
Ed è qui che il racconto ecologista dell’amministrazione mostra tutte le sue crepe. Se l’obiettivo dichiarato era migliorare la qualità dell’aria nelle zone più trafficate e inquinate, perché destinare i mezzi elettrici alle aree periferiche, dove il traffico è ridotto e l’impatto ambientale decisamente minore? Qual è la logica che ha guidato questa scelta?
La domanda diventa ancora più legittima se si considera l’investimento: circa quattro milioni di euro per sei autobus. Una cifra importante, che avrebbe richiesto una pianificazione rigorosa, una strategia chiara e, soprattutto, coerenza tra obiettivi proclamati e utilizzo concreto dei mezzi. Invece, ci ritroviamo con una città dove il centro resta congestionato, i cittadini disorientati dai continui cambi di linee e percorsi, e la “mobilità sostenibile” ridotta a una voce da comunicato stampa.
Quella dell’amministrazione a guida Movimento 5 Stelle sembra sempre più una politica ambientale fatta di simboli, non di risultati. Si spendono risorse pubbliche, si rivendicano bandiere ideologiche, ma poi manca la capacità – o la volontà – di tradurre tutto questo in un servizio efficace per la città.
L’ecologia, quella vera, non vive di annunci né di mezzi parcheggiati altrove. Vive di scelte concrete, misurabili, verificabili. E oggi, a Campobasso, di quella coerenza ambientale promessa resta soprattutto una domanda aperta: a cosa sono serviti davvero quei sei autobus elettrici?