

CAMPOBASSO. Una riflessione intensa sul valore della memoria, sul sacrificio di chi ha perso la vita nell’adempimento del dovere e su un dolore personale che diventa testimonianza di umanità e responsabilità. È il messaggio affidato a una lettera dal colonnello Luigi Di Santo, comandante provinciale dei Carabinieri di Campobasso, in occasione della commemorazione dei defunti del 2 novembre.
Parole che vanno oltre il significato istituzionale della ricorrenza e assumono una dimensione profondamente personale. Il comandante ha voluto ricordare i militari caduti, richiamando l’importanza di custodirne i valori attraverso comportamenti concreti e non soltanto mediante cerimonie e celebrazioni ufficiali.
La giornata è iniziata idealmente alle 8 con un momento di raccoglimento presso Largo Capitano Tosti e successivamente al cimitero, davanti al loculo che custodisce le spoglie del carabiniere Elio Di Mella. Un percorso della memoria che il colonnello ha voluto condividere simbolicamente con tutti i militari dell’Arma presenti sul territorio.
Per Di Santo, ricordare chi ha sacrificato la propria vita significa soprattutto interrogarsi sul senso del servizio, sulla responsabilità verso gli altri e sulla necessità di mantenere vivi quei principi che rappresentano il fondamento dell’Istituzione.
Ma è nella parte più intima della lettera che emerge il significato umano del suo messaggio. Il comandante parla apertamente della propria esperienza di padre segnato dalla perdita di un figlio, una sofferenza che accompagna ogni momento dell’esistenza e modifica profondamente il modo di guardare alla vita.
«Questa sosta dinanzi al marmo della memoria, tuttavia, la compio innanzitutto come uomo e come padre», scrive il colonnello, spiegando di conoscere personalmente il vuoto lasciato da una perdita tanto dolorosa.
Un’esperienza che, nelle sue parole, diventa motivo di vicinanza e comprensione nei confronti di tutte le famiglie che hanno perso una persona cara, comprese quelle dei militari caduti nell’adempimento del dovere.
Il dolore, tuttavia, non deve trasformarsi in isolamento o rassegnazione. È proprio da questa consapevolezza che nasce l’appello più significativo della lettera: «Dobbiamo fare Squadra».
Un invito rivolto non soltanto agli uomini e alle donne dell’Arma, ma idealmente all’intera collettività, affinché la sofferenza possa trasformarsi in solidarietà, sostegno reciproco e impegno per costruire una società migliore.
Secondo il comandante provinciale, essere squadra significa riconoscere la fragilità umana, condividere le difficoltà e trovare nella responsabilità verso gli altri la forza per andare avanti. Un principio che assume un valore particolare per chi indossa un’uniforme ed è chiamato quotidianamente a garantire sicurezza, legalità e vicinanza ai cittadini.
Il ricordo dei caduti, dunque, non può esaurirsi in un gesto formale. Deve tradursi nella capacità di testimoniare ogni giorno i valori per i quali altri hanno sacrificato la propria esistenza.
La lettera si conclude con un impegno che il colonnello Luigi Di Santo rinnova nella triplice veste di comandante, uomo e padre: continuare a servire il territorio con dedizione, fermezza istituzionale e rispetto della dignità di ogni persona.
Un messaggio che, nella giornata dedicata al ricordo dei defunti, unisce il dolore privato alla responsabilità pubblica, ricordando come dietro ogni uniforme ci siano persone, storie e sentimenti. E come la memoria autentica non consista soltanto nel ricordare chi non c’è più, ma anche nel vivere quotidianamente secondo i valori che ha lasciato in eredità.