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Campobasso, al Cardarelli una procedura innovativa evita un intervento chirurgico ad alto rischio: trattato un 80enne con grave infezione.



Un intervento mininvasivo durato appena venti minuti ha consentito di trattare una grave infezione della colecisti in un paziente di 80 anni, le cui condizioni di salute rendevano particolarmente rischiosa un’operazione chirurgica tradizionale. È accaduto all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove l’équipe di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva ha portato a termine una delicata procedura che rappresenta un ulteriore progresso nell’offerta sanitaria specialistica del Molise.

Il paziente era affetto da una grave infezione associata a sepsi, una condizione potenzialmente letale che richiede un intervento tempestivo. L’età avanzata e il quadro clinico complesso avevano reso necessario individuare una soluzione alternativa alla chirurgia convenzionale, evitando di esporre l’uomo a rischi operatori eccessivi.

A eseguire la procedura è stato il dottor Felice Molinario, affiancato da un’équipe multidisciplinare, nell’ambito dell’attività dell’Unità Operativa diretta dal primario Gianfranco Cammilleri.

La soluzione adottata è stata il drenaggio ecoendoscopico della colecisti, conosciuto con la sigla EUS-GBD. Si tratta di una tecnica avanzata che permette di raggiungere l’organo attraverso un endoscopio introdotto dalla bocca e di collocare una particolare protesi metallica, creando un collegamento attraverso il quale il materiale infetto può defluire direttamente nell’intestino.

Il vantaggio principale consiste nella possibilità di intervenire senza praticare incisioni chirurgiche esterne, un elemento particolarmente importante per i pazienti anziani o affetti da patologie che rendono difficilmente sostenibile un’operazione tradizionale.

L’intera procedura è stata completata in circa venti minuti, utilizzando una sedazione profonda senza ricorrere all’intubazione tracheale. Una scelta resa possibile dall’attenta valutazione anestesiologica e dalla collaborazione tra i diversi specialisti coinvolti.

Come spiegato dal dottor Molinario, nelle infezioni più gravi della colecisti il controllo tempestivo della fonte infettiva è determinante, soprattutto quando si sviluppa una sepsi. In situazioni di particolare fragilità, l’ecoendoscopia interventistica può quindi rappresentare un’alternativa terapeutica di grande valore, capace di evitare procedure chirurgiche troppo invasive.

Il risultato ottenuto al Cardarelli si inserisce in un percorso di potenziamento delle prestazioni endoscopiche avviato nel gennaio 2026, in coincidenza con l’arrivo del dottor Molinario. In appena dieci mesi sono state effettuate circa 150 procedure ecoendoscopiche, ampliando le possibilità diagnostiche e terapeutiche disponibili nell’ospedale del capoluogo molisano.

L’attività non riguarda soltanto l’individuazione delle patologie dell’apparato digerente, del pancreas e delle vie biliari, ma comprende anche trattamenti specialistici di elevata complessità. Tra questi figurano il drenaggio delle raccolte liquide pancreatiche, il trattamento delle ostruzioni biliari e la realizzazione, in pazienti selezionati, di collegamenti interni tra stomaco e intestino per superare blocchi del transito digestivo, anche quando determinati da patologie tumorali.

Prestazioni che possono consentire ai pazienti molisani di ricevere cure complesse senza dover necessariamente raggiungere ospedali fuori regione, con potenziali benefici sia sul piano assistenziale sia su quello organizzativo.

Un ruolo centrale nello sviluppo di queste attività è svolto dal primario Gianfranco Cammilleri, responsabile del coordinamento clinico e dell’organizzazione dell’Unità Operativa.

Il reparto dispone inoltre di strumenti e metodiche specialistiche per il trattamento delle patologie delle vie biliari e pancreatiche. Tra queste rientra la colangiopancreatografia retrograda endoscopica, nota come ERCP, impiegata per rimuovere calcoli, risolvere ostruzioni e posizionare protesi.

A disposizione degli specialisti anche il sistema SpyGlass, una tecnologia dotata di microtelecamera che consente di osservare direttamente l’interno delle vie biliari, individuare alterazioni sospette, eseguire prelievi mirati e affrontare calcoli particolarmente difficili da trattare.

Secondo Cammilleri, l’insieme delle procedure disponibili testimonia il livello di specializzazione raggiunto dall’équipe e l’impegno nel garantire percorsi di diagnosi e cura sempre più articolati.

Determinante, nell’intervento sull’ottantenne, è stata anche la collaborazione con l’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione, diretta dal dottor Vincenzo Cuzzone. La gestione anestesiologica rappresenta infatti un passaggio fondamentale quando si opera su pazienti fragili, per i quali anche la scelta della sedazione deve essere attentamente calibrata sulle condizioni generali.

Altrettanto importante il contributo del personale infermieristico dell’Endoscopia Digestiva, coordinato dal dottor Nicolino La Fratta. Dalla preparazione delle apparecchiature all’assistenza durante le procedure, fino alla gestione dei dispositivi specialistici, il lavoro degli infermieri costituisce una componente essenziale per il corretto svolgimento degli interventi.

L’esperienza maturata al Cardarelli conferma le possibilità offerte dalle tecniche endoscopiche avanzate nella gestione di patologie particolarmente complesse, soprattutto quando le condizioni del paziente limitano il ricorso alla chirurgia tradizionale.

Per la sanità molisana, l’ampliamento di queste prestazioni rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare la capacità di risposta degli ospedali regionali e contenere il ricorso alla mobilità sanitaria verso altre regioni. Un obiettivo che passa attraverso investimenti tecnologici, competenze professionali e collaborazione tra specialisti, come dimostrato dalla procedura eseguita nei giorni scorsi a Campobasso.

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