

CAMPOBASSO – Dalle difficoltà ad arrivare alla fine del mese alla richiesta di maggiori investimenti nei servizi essenziali. Sono questi alcuni dei temi che hanno animato le strade di Campobasso nella mattinata di venerdì 30 ottobre, quando lavoratori, giovani e rappresentanti di movimenti cittadini hanno partecipato alla mobilitazione organizzata in occasione dello sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base (USB).
La manifestazione ha preso il via alle ore 9 da piazza San Francesco, attraversando la città fino a raggiungere piazza Pepe, davanti alla Prefettura. Un percorso scelto per portare all’attenzione delle istituzioni le richieste di chi contesta le attuali politiche economiche del Governo e chiede una diversa distribuzione delle risorse pubbliche.
Alla protesta hanno preso parte anche il Collettivo dal Basso e il Movimento 4 settembre, che hanno condiviso le ragioni della mobilitazione nazionale, sintetizzate nello slogan «Contro guerra e carovita, meno armi, più diritti».
Il messaggio lanciato dal corteo riguarda soprattutto le priorità della spesa pubblica. Secondo le organizzazioni promotrici, l’incremento degli investimenti destinati al settore militare rischia di sottrarre risorse a comparti considerati fondamentali per la qualità della vita dei cittadini, a partire dalla sanità e dall’istruzione.
La protesta ha acceso i riflettori anche sulle conseguenze dell’aumento dei prezzi, che continua a pesare sui bilanci familiari. Bollette energetiche, canoni di locazione, rate dei mutui e spese quotidiane rappresentano, secondo i manifestanti, un carico sempre più difficile da sostenere, soprattutto per chi percepisce redditi bassi o vive una condizione lavorativa precaria.
Da qui la richiesta di interventi capaci di rafforzare il potere d’acquisto dei salari e contenere i costi dei beni e dei servizi essenziali. Le rivendicazioni avanzate dall’USB comprendono inoltre maggiori finanziamenti per ospedali, scuole, università, trasporto pubblico, edilizia residenziale e politiche sociali.
Non soltanto questioni economiche. Durante la mobilitazione è stato affrontato anche il tema della libertà di manifestare e di esprimere il dissenso. Le realtà partecipanti hanno contestato quelle misure che, a loro giudizio, rischiano di limitare gli spazi di partecipazione e protesta, soprattutto per giovani e lavoratori impegnati nelle vertenze sociali.
La manifestazione di Campobasso si è inserita in una giornata di iniziative promosse a livello nazionale contro il modello economico che il sindacato definisce «economia di guerra». Una contestazione che collega le scelte di politica internazionale alle ricadute sulle condizioni materiali della popolazione.
Per i promotori, il punto centrale è la necessità di modificare l’ordine delle priorità, destinando maggiori risorse alla tutela del lavoro, alla difesa dei redditi e al funzionamento dei servizi pubblici.
Con il presidio davanti alla Prefettura, anche dal capoluogo molisano è arrivata dunque una richiesta rivolta al Governo: intervenire sul costo della vita, rafforzare le garanzie sociali e privilegiare gli investimenti destinati ai bisogni quotidiani delle persone rispetto all’aumento delle spese militari.
Una mobilitazione che ha portato nelle strade di Campobasso temi di portata nazionale, ma che riguardano da vicino anche le famiglie e i lavoratori del Molise, chiamati ogni giorno a confrontarsi con salari, spese e servizi che incidono direttamente sulle loro condizioni di vita.