

Sono 10.402 i cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno in Molise nel 2025. Un dato che fotografa la presenza di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti sul territorio regionale e mette in evidenza il ruolo sempre più significativo dei percorsi di protezione internazionale nel sistema migratorio locale. È quanto emerge dal Dossier statistico immigrazione 2026, pubblicato dal Centro Studi e Ricerche Idos, che analizza anche l’andamento dell’accoglienza e la distribuzione territoriale dei cittadini stranieri.
La provincia di Campobasso concentra la quota maggiore dei titolari di permesso di soggiorno, con 6.812 persone, pari a circa il 65,5% del totale regionale. Nella provincia di Isernia se ne contano invece 3.590, corrispondenti al restante 34,5%.
Per quanto riguarda le nazionalità maggiormente rappresentate, al primo posto figura il Marocco con 1.450 cittadini, seguito dal Pakistan con 825, dalla Nigeria con 754, dall’Ucraina con 658 e dall’Albania con 578. Una composizione che testimonia la presenza di comunità provenienti da aree geografiche differenti, con percorsi migratori legati a motivazioni diverse.
L’elemento più significativo del rapporto riguarda tuttavia la tipologia dei titoli di soggiorno a termine. In Molise il 44,1% è riconducibile alla protezione internazionale e alle precedenti forme di protezione umanitaria. Una percentuale particolarmente elevata se confrontata con quella nazionale, ferma al 20,7%. L’incidenza regionale risulta dunque più che doppia rispetto alla media italiana, evidenziando una caratteristica specifica della presenza straniera sul territorio molisano.
Il fenomeno assume particolare rilevanza nella provincia di Isernia, dove i permessi legati alla protezione raggiungono il 44,9% del totale di quelli a termine. Una quota analoga, pari al 44,4%, si registra anche tra i primi permessi rilasciati nel corso del 2025. Numeri che confermano il peso dei percorsi di accoglienza e protezione nel territorio pentro.
Il dossier offre inoltre un quadro dell’evoluzione del sistema regionale di accoglienza. Alla fine del 2025 le persone ospitate nelle strutture molisane erano complessivamente 1.872, distribuite in misura quasi equivalente tra centri governativi e strutture appartenenti al Sistema di accoglienza e integrazione (Sai).
Rispetto alla fine del 2024, quando gli ospiti erano 1.657, si è registrato un incremento di 215 persone, corrispondente a una crescita di circa il 13%. Un aumento che segnala l’espansione del numero di persone accolte nell’arco di dodici mesi.
La tendenza ha però mostrato una parziale inversione nella prima metà del 2026. Al termine dei primi sei mesi dell’anno, infatti, le presenze nelle strutture di accoglienza sono scese a 1.809, con una diminuzione di 63 persone rispetto al dicembre precedente, pari a circa il 3,4%.
I dati delineano quindi una realtà nella quale l’immigrazione regolare e il sistema di accoglienza rappresentano due componenti importanti della presenza straniera in Molise, pur trattandosi di categorie statistiche differenti che non possono essere direttamente sommate.
Il quadro restituito da Idos pone anche una questione di prospettiva per il territorio regionale: quella della capacità di accompagnare i percorsi di accoglienza con strumenti di integrazione sociale, formazione linguistica, accesso ai servizi e inserimento lavorativo.
In una regione alle prese con spopolamento, invecchiamento della popolazione e difficoltà nel reperimento di manodopera in diversi settori, la presenza straniera costituisce un fenomeno da analizzare non soltanto attraverso i numeri dell’accoglienza, ma anche considerando le opportunità e le criticità legate all’integrazione.
La fotografia del Molise che emerge dal Dossier immigrazione 2026 è dunque quella di una regione nella quale la protezione internazionale assume un peso superiore alla media nazionale, mentre il sistema di accoglienza, dopo la crescita registrata nel 2025, mostra nei primi mesi del 2026 un contenuto ridimensionamento delle presenze. Un andamento che richiama l’attenzione sulla necessità di politiche territoriali capaci di coniugare gestione dei flussi, inclusione e sviluppo delle comunità locali.