

Il Consiglio regionale del Molise ha respinto la mozione sull’elettrificazione ferroviaria della tratta Roccaravindola-Isernia-Campobasso, presentata lo scorso 3 giugno dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina e sottoscritta anche dai consiglieri Angelo Primiani, Alessandra Salvatore, Vittorino Facciolla e Micaela Fanelli.
L’atto chiedeva alla Giunta e all’assessore competente di ottenere da RFI un cronoprogramma vincolante per la realizzazione dell’intervento e per la messa in esercizio della linea prima del 2028. Un dossier sul quale Gravina è tornato ad attaccare la gestione dei tempi e, soprattutto, il rapporto tra Regione Molise e Rete Ferroviaria Italiana.
«Ho seguito questa vicenda fin dal principio, anche nel ruolo di sindaco, e quindi conosco nel dettaglio l’origine e lo sviluppo degli accordi con RFI. Il presente è avvilente», ha dichiarato Gravina durante il dibattito in Aula, ricordando gli annunci e le riunioni che si sono susseguiti negli ultimi anni.
Il consigliere pentastellato ha richiamato anche le precedenti dichiarazioni dell’ingegnere Rapuano di RFI, sostenendo che alcune indicazioni fornite in passato sarebbero state successivamente smentite dalle risposte ottenute attraverso interrogazioni parlamentari. Da qui l’invito rivolto all’assessore Michele Marone a verificare con maggiore attenzione gli impegni assunti dalla società ferroviaria.
Al centro delle contestazioni ci sono soprattutto i tempi dell’opera e gli interventi necessari sulle gallerie della linea. Gravina ha ricordato che si tratta anche di infrastrutture risalenti alla fine dell’Ottocento e ha lamentato la mancata disponibilità della documentazione tecnica richiesta dalla minoranza.
Secondo la ricostruzione illustrata in Consiglio, già nel 2024 erano stati sollevati dubbi e richieste di chiarimento, mentre il progetto di fattibilità sarebbe arrivato soltanto nel gennaio 2026. Gravina ha inoltre espresso perplessità sull’utilizzo dell’appalto integrato e sui tempi necessari per arrivare alla progettazione esecutiva e, successivamente, all’apertura effettiva dei cantieri.
Il confronto politico si è quindi spostato direttamente sul ruolo dell’assessore Marone.
«Disciplinare alla mano, chiediamo che si dica a RFI, su un cantiere così strategico: lo dovete fare», ha affermato Gravina, ricordando anche l’incarico di Marone quale consulente giuridico del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
Da qui l’affondo: «Anziché venire in Aula a limitarsi a dirci cosa le ha nuovamente indicato RFI, prenda decisioni e pretenda impegni».
Gravina ha quindi chiesto alla Regione di assumere una posizione più incisiva nei confronti di RFI. «Deve pretendere che questa regione sia trattata con rispetto, perché RFI fino ad oggi non sta trattando la nostra tratta ferroviaria con il dovuto impegno. Pretendiamo che, a prescindere da questo voto sulla mozione, l’assessore non si limiti più a fare da passacarte».
Nel corso della replica, Marone ha riconosciuto lo slittamento dei tempi e ha indicato un nuovo orizzonte temporale: secondo quanto riferito in Consiglio, l’aggiudicazione definitiva della gara dovrebbe arrivare nei primi giorni di ottobre, mentre l’avvio effettivo dei lavori sarebbe previsto entro i tre mesi successivi.
Indicazioni che, tuttavia, non convincono il Movimento 5 Stelle.
Secondo Gravina, proprio le iniziative portate avanti dall’opposizione avrebbero contribuito a riaccendere l’attenzione sul dossier. «Se c’è stata anche solo una sveglia momentanea da parte dell’assessore e di RFI, la dobbiamo alle nostre denunce e alla mozione presentata, che al di là dell’esito del voto in Aula ha avuto comunque il merito di smuovere le acque su un dossier fermo da troppo tempo».
Per il consigliere M5S, le nuove scadenze comunicate non rappresentano comunque un risultato definitivo: «Queste notizie trasmesse dall’assessore in Consiglio, spiace dirlo, non sono nemmeno risultati da rivendicare, ma l’ennesimo cambio di date».
Il Movimento 5 Stelle ricorda di aver seguito negli ultimi mesi l’intera vicenda attraverso interrogazioni, richieste di accesso agli atti e interventi pubblici, concentrandosi in particolare sui ritardi relativi alla gara per l’adeguamento delle gallerie e sulle diverse indicazioni emerse nel tempo rispetto alle scadenze dell’opera.
Resta infine il dato politico della bocciatura della mozione. «Questa maggioranza ha respinto una mozione che, di fatto, serviva a tutelare il Molise e i molisani rispetto a RFI e ai suoi interessi privati, non pubblici», sostiene Gravina, accusando Marone di «continuare a scegliere di non scegliere» e di lasciare a RFI la definizione dei tempi e delle condizioni dell’intervento.
Sul dossier dell’elettrificazione ferroviaria l’iniziativa ha visto il coinvolgimento dei consiglieri di minoranza firmatari della mozione. Tra questi anche la consigliera regionale del Partito Democratico Alessandra Salvatore, che ha seguito la vicenda insieme a Gravina.
La questione resta dunque aperta. Dopo la bocciatura dell’atto in Consiglio regionale, l’attenzione si sposta ora sulle nuove scadenze indicate dall’assessore e, soprattutto, sull’effettiva aggiudicazione della gara e sull’avvio dei lavori per una delle infrastrutture considerate strategiche per il sistema ferroviario molisano.