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Interruzione di gravidanza: il PD molisano presenta mozione a difesa della legge 194/78



“Il Molise, anche sul tentativo da parte del Governo nazionale di mettere in discussione il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, non può restare a guardare. Anzi, proprio nella regione con il più alto tasso di medici e operatori sanitari antiabortisti, deve continuare ad investire nei Consultori familiari, tutelando i diritti delle donne in un contesto di libertà, informazione, autonomia e laicità”.

Lo afferma la Consigliera Micaela Fanelli, prima firmataria della mozione a tutela della legge 194/19978, depositata in Consiglio regionale insieme ai colleghi del Partito Democratico Alessandra Salvatore e Vittorino Facciolla.

Un “atto di civiltà”  in difesa della salute fisica e psicologica delle donne, dopo il via libera del Senato al decreto Pnrr all’’emendamento che prevede l‘ingresso delle associazioni antiabortiste nei consultori, nonostante la bocciatura da parte della Commissione europea, che aveva rilevato la totale estraneità dell’emendamento al Piano di ripresa e resilienza italiano, mettendo in discussione una delle più importanti leggi del nostro ordinamento, la 194/1978, che sancisce il diritto di accesso e le modalità del ricorso sicuro per ogni donna all’interruzione volontaria di gravidanza.

“Basti solo ricordare che questa legge rappresenta tuttora un diritto esigibile alla salute delle donne, il loro diritto alla vita dopo i tempi bui dell’aborto illegale e clandestino e la disumanità di pratiche che hanno provocato danni irreversibili e la morte di tante, con il riconoscimento del valore sociale della maternità e della scelta procreativa informata, consapevole e libera delle ragazze e delle donne – spiega Micaela Fanelli, aggiungendo che – al 1978 tanta strada è stata fatta e nelle Regioni italiane con la creazione dei Consultori familiari e i servizi di prevenzione previsti dalla legge, che, grazie al loro impegno sul fronte dell’informazione e della consapevolezza su una scelta tanto importante per le donne, hanno assicurato anche una costante diminuzione del ricorso alle pratiche abortive”.

La mozione chiede dunque al Consiglio di esprimere il dissenso della Regione Molise, a cominciare dalla Conferenza delle Regioni, rispetto alla norma inserita nel decreto 2 marzo 2024, n. 19, sulle disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e di non esercitare la facoltà di avvalersi del coinvolgimento di soggetti del Terzo settore, privi delle necessarie professionalità mediche e psicologiche in tema di maternità”, soprattutto in considerazione dei rischi di violazione di privacy, riservatezza e rispetto dei diritti delle donne ex legge 194 e laicità del servizio pubblico. Parimenti, si impegna il Presidente della Regione a rafforzare, nonostante i mancati trasferimenti e il sottofinanziamento statale, l’impegno di investimento nei Consultori familiari, che rappresentano le sedi deputate a garantire la tutela della salute delle donne in un contesto di libertà e autonomia, implementando anche la presenza di medici non obiettori in Molise.

“Tanto più che nello stesso DDL del Governo Meloni non viene affatto sostenuta la scelta di maternità – aggiunge la prima firmataria – perché nei fatti vengono de-finanziate le misure che riguardano asili nido e scuole dell’infanzia, con il taglio di 900 milioni di euro sulla misura M4C1 del Piano, in un quadro di sottofinanziamento costante dei servizi di prossimità e welfare a supporto delle madri e dei padri. Fatto ancor più grave, con la procedura parlamentare di un emendamento al testo normativo, sottratto a qualsiasi confronto istituzionale e democratico, per forzare il sistema regolatorio dei servizi sociosanitari riguardanti le scelte procreative e il diritto di aborto.

Non si può intervenire politicamente ‘a gamba tesa’ su una materia tanto delicata solo per accaparrarsi una manciata di voti antiabortisti – ha concluso Micaela Fanelli – perché in questo modo non solo non si favorisce la maternità, ma si svilisce il ruolo delle donne e si incentivano, ancora dopo secoli, pratiche abortive illegali e pericolose. E il Molise, non può restare in silenzio dinanzi allo scempio perpetrato da un Governo retrogrado e retrivo che, ancora una volta dopo 46 anni dall’entrata in vigore della 194, tenta di attaccare il diritto all’autodeterminazione delle donne e alla scelta informata e consapevole di maternità”.

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