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“17 GRAFFI”: a Campobasso una mostra fotografica per non dimenticare le 17 vittime della strage di Piazza Fontana.



Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.37. Il salone centrale della Banca Nazionale dell’Agricoltura è gremito di persone – agricoltori, artigiani, commercianti – intente a concludere contratti e ignare che sotto il tavolo ottagonale è stata piazzata una bomba: l’esplosione provoca 17 morti e 88 feriti. È l’inizio degli anni di piombo e della strategia di tensione. A quel giorno, passato alla storia come strage di Piazza Fontana, il Comune di Campobasso, insieme a Molise Foto – Incontri Fotografici e l’associazione Kunekrea, dedica la mostra “17 GRAFFI”.

Ogni fotografo ha realizzato un’immagine per una vittima a cui poi è stato associato un testo che rappresentasse appieno sia l’immagine che la persona – commenta Stefano Porfirio, fotografo di origine molisane e ideatore del progetto.

La mostra, aperta la pubblico fino al 5 novembre, è stata introdotta dal prof. Norberto Lombardi. Mentre lavoravamo all’organizzazione dell’evento non potevamo immaginare che si sarebbero verificate due vicende – la guerra in Ucraina e il conflitto in Israele – di tale gravità, una mostra che inauguriamo oggi mentre è in corso la marcia per la pace quasi a dire che l’impegno per la non violenza sia necessario per salvare vite umane e per tutelare la democrazia. – spiega – La strage di Piazza Fontana fu un attentato di una crudeltà estrema, volutamente realizzato in un ambiente, in un giorno, in un’ora in cui avrebbe dovuto colpire il maggior numero di persone. Persone oneste, inermi, estranee alle forti tensioni sociali e politiche del momento, ma era proprio questo l’obiettivo dell’attentato: colpire per colpire. Questi episodi servono per farci riflettere sulla complessità e sulla fragilità della democrazia, il cui futuro è nelle nostre mani, ha concluso.

Quel giorno, la mano dell’assassino e quella delle sue vittime, una per una, si sono praticamente sfiorate, ma nessuno se n’è accorto, nemmeno loro. Eppure, pensateci, un gesto li ha accumunati tutti: posare la mano sulla vecchia maniglia rettangolare della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Solo l’assassino però l’ha fatto con la piena consapevolezza di varcare un confine, un punto di non ritorno. […] Questo oggetto marca una soglia, e non solo quella della porta che ha permesso di aprire milioni e milioni di volte prima e dopo quel giorno fatale. Segna il confine tra il tempo prima del 12 dicembre 1969 e il dopo. La soglia invisibile tra la normalità delle cose di ogni giorno, la quotidianità della vita che scorre inconsapevole di se stessa, con la gratuità di un dono a cui non pensiamo mai abbastanza, e l’abnormità dell’orrore che si spalanca, come il cratere nero nel pavimento, dopo le 16.37 di quel giorno. L’orrore di una morte atroce e improvvisa.

Sono le parole di Benedetta Tobagi quelle che riecheggiano assordanti nella sala “Domenico Fratianni” del Circolo Sannitico di Campobasso grazie all’interpretazione di Laura de Camillis, attrice della Compagnia Stabile del Molise e allieva di Paola Cerimele, tragicamente scomparsa nell’agosto del 2022 e a cui sarà intitolata la sala del teatro Italo-Argentino di Agnone.

Dopo l’intitolazione di un largo al Capitano Tosti e la mostra Canada Town, l’Amministrazione Comunale continua ad essere fortemente impegnata nella promozione della memoria, della pace e della democrazia, temi che vogliamo portare all’attenzione delle nuove generazioni attraverso il coinvolgimento delle scuole cittadine –dichiara il sindaco di Campobasso, Paola Felice.

Ospite della serata inaugurale Paolo Silva, membro dell’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969, che all’epoca della strage, in cui perse suo padre Carlo, aveva soltanto 27 anni.

Quel giorno mi trovavo a Milano, in Galleria, che dista 800 metri da Piazza Fontana. Erano gli anni dei movimenti studenteschi e le contestazioni e gli scioperi erano all’ordine del giorno ma mai avrei pensato ad una bomba. Mentre tornavo a casa mi sono fermato da un benzinaio che mi ha raccontato quanto appena accaduto e l’unica cosa a cui ho pensato è stata “Papà”. Non ci sono odio o rancore nelle parole e nello sguardo di Paolo Silva che sceglie la strada del rispetto e della delicatezza quando racconta di quei momenti drammatici. Mi sono precipitato in piazza, ho chiesto di papà e ci hanno accompagnato all’obitorio. Lì ho visto qualcosa che non dimenticherò mai: i corpi dilaniati, straziati, bruciati, di 13 delle 17 vittime. E poi quando ho alzato uno dei lenzuoli, c’era papà, o almeno quello che ne restava, perché la borsa che conteneva la bomba era stata lasciata proprio ai suoi piedi. La strage di Piazza Fontana non è stata una strage di Stato ma una strage contro lo Stato – aggiunge – per di più rimasta impunita: nel 2005 la Cassazione ne identificò la matrice neofascista ma i responsabili – l’Ordine Nuovo di Padova – furono tutti assolti.

“17 GRAFFI” è una mostra costruita per ricordare tutte le 17 vittime dell’attentato, per insistere sul fatto che dietro i numeri ci sono esseri umani, vite spezzate, famiglie lacerate, e per rendere omaggio ai sopravvissuti che ogni giorno si spendono per diffondere la verità su Piazza Fontana.

 

Tamara Santoro

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