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Luci ed ombre sugli interventi di riqualificazione e valorizzazione del Castello Monforte



LUCI ED OMBRE SUGLI INTERVENTI DI RIQUALIFICAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL

CASTELLO MONFORTE DI CAMPOBASSO.

 il 20 ottobre 2022 nella sala del Circolo Sannitico a Campobasso l’Amministrazione comunale di Campobasso, con gli esperti incaricati della Sovrintendenza, ha presentato gli interventi di riqualificazione e valorizzazione del Castello Monforte di Campobasso

 

il Sindaco di Campobasso, in maniera congiunta con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio del Molise, ha ritenuto di dover illustrare gli interventi architettonici riguardanti il monumento cittadino a lavori già iniziati, precisamente nel mese di settembre 2022.

Nella parte introduttiva la Dott.ssa Dora Catalano, Soprintendente Archeologia belle arti e paesaggio del Molise, ha indicato i seguenti propositi:

  • “l’intento di suggerire e proporre nuove modalità di fruizione e nuove modalità di utilizzo del Castello”;
  • “il rispetto dei principi del Codice dei Beni Culturali mediante la conservazione del monumento e al tempo stesso fare interventi volti a favorire la pubblica fruizione e la valorizzazione del monumento”
  • “la conoscenza come momento di base per ripensare in modo rinnovato spazi, ambienti e loro funzionalità”
  • “l’obiettivo di recuperare l’accessibilità fisica, visiva ed emozionale a spazi finora non utilizzati, come ad esempio le cisterne, che si sono dimostrati spazi idonei a ospitare funzioni museali, per incontri e mostre temporanee”.

I cittadini, gli architetti, gli ingegneri e i tecnici più sensibili alle problematiche culturali della città non hanno potuto dare alcun contributo alle decisioni progettuali vista la quasi totale assenza di informazione che è stata riservata all’iniziativa.

Tuttavia, ritendendo il Castello Monforte di Campobasso il principale portatore di valori e di identità della comunità, si ritiene doveroso delineare punti di criticità su scelte architettoniche ritenute invasive, inadatte, superflue e onerose.

L’articolo 3 del Codice dei Beni Culturali definisce il concetto di tutela del patrimonio culturale:

“1. La tutela consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla base di un’adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione.”

 

Nel corso della presentazione al Circolo Sannitico di Campobasso la Dott.ssa Mariachiara Santone, Archeologa Sabap del Molise, ha illustrato importantissimi saggi archeologici preventivi,effettuati nel piazzale nord-ovest della Chiesa di Santa Maria Maggiore, in prossimità dell’ingresso attuale al Castello. Le ricerche e gli scavi archeologici hanno portato alla luce interessanti ritrovamenti riguardanti possibili spazi ipogei ancora da esplorare. Tra l’altro viene ipotizzata la possibilità di scoprire una torre a monte, percorribile internamente, così come le altre torri esistenti a valle, con potenzialità future di fruizione e musealizzazione. Si ipotizza che tutta l’area del piazzale potrebbe nascondere nel sottosuolo ritrovamenti che chiarirebbero in maniera definitiva la storia e la funzione del complesso sistema difensivo del Castello nella parte alta del Monte S. Antonio.

La tesi più interessante che viene delineata dalla Dott.ssa Santone è costituita dall’ipotesi di una probabile presenza di un ingresso al Castello, lato “piazza d’armi”, ad una quota molto più bassa rispetto all’ingresso attuale alla corte interna.

Le stimolanti risultanze archeologiche condotte dalla Soprintendenza non sono state minimamente prese in considerazione all’interno del progetto di riqualificazione e valorizzazione presentato. La chiarezza teorica non è stata assolutamente compiuta e la fase imprescindibile della conoscenza del monumento nel suo complesso monumentale alla base delle azioni progettuali è stata soltanto iniziata.

 IL CORTILE DEL CASTELLO E LE CISTERNE E I PRINCIPI DI MINIMO INTERVENTO E REVERSIBILITÀ

 L’articolo 6 del Codice dei Beni Culturali definisce il concetto di valorizzazione del patrimonio culturale:

  1. La valorizzazione consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale.
  2. La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.

 

L’articolo 11 del Codice dei Beni Culturali definisce quali sono i beni oggetto di specifiche disposizioni di tutela:

  1. Fatta salva l’applicazione dell’articolo 10, qualora ne ricorrano presupposti e condizioni,sono beni culturali, in quanto oggetto di specifiche disposizioni del presente Titolo:
  2. h) i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica aventi più dicinquanta anni …;

 

La Dott.ssa Tiziana Mignogna, Architetto Sabap del Molise, ha descritto gli interventi architettonici riguardanti la corte interna del Castello e le cisterne sottostanti. Il progetto prevede la realizzazione di una arena con un sistema di sedute, una gradonata, e di un ascensore di collegamento con una delle cisterne storiche ipogee. La scelta dell’ascensore è giustificata dalla necessità di rendere accessibile gli spazi sotterranei anche alle persone con disabilità motoria per consentire il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale.

Rispetto a tali scelte è lecito proporre alcune obiezioni:

 

  • La realizzazione dell’arena interna alla corte comporta la costruzione di una gradonata inutile e limitante. La costruzione dei gradoni investe un’area dell’attuale corte, quindi l’utilizzo futuro dello spazio sarà fortemente condizionato dallo spazio progettato. La caratteristica di flessibilità di utilizzo che ha contraddistinto tale spazio, con spettacoli, concerti e manifestazioni di natura diversificata, risulterà compromessa dalla ingombrante presenza dell’arena.
  • La struttura dell’arena, con rivestimento in pietra, seppur effettuata con materiali alleggeriti, comporta un peso sulle sottostanti volte a botte delle cisterne che obbligano la realizzazione di più sofisticati sistemi di consolidamento e di rinforzo delle strutture storiche sottostanti con aggravio di costi.

Le scelte architettoniche di riqualificazione e valorizzazione della corte interna del Castello Monforte non sembrano rispettare il sacro principio del “minimo intervento”, spirito essenziale e rispettoso di tutte quelle informazioni sulla storia e sulla essenza di un bene architettonico. Secondo tale principio il restauro è l’“insieme di operazioni volte ad intervenire criticamente sul monumento architettonico, moderando e controllando quantitativamente e qualitativamente le attività di restauro” (G. Carbonara).La conservazione del bene architettonico deve essere perseguita al fine di tramandarne il sistema costruttivo esistente, gli schemi statici originali e le originarie modalità di scarico delle tensioni. Quindi gli interventi devono essere limitati al minimo indispensabile.

 

È assolutamente condivisibile la scelta del recupero e della valorizzazione degli spazi sottostanti la corte interna del Castello.

È assolutamente condivisibile l’obiettivo di rendere accessibile lo spazio delle cisterne anche alle persone con ridotta capacità motoria.

È assolutamente sbagliata la scelta di collegare la corte e le cisterne utilizzando un ascensore per le ragioni di seguito esposte.

  • Lo spazio libero, aperto, originario della corte risulta compromesso dalla presenza dall’impianto tecnologico dell’ascensore,un elemento chiaramente impattante dal punto di vista visivo e architettonico, una presenza ingombrante e spazialmente dannosa.
  • La realizzazione dell’impianto ascensore comporta inoltre il taglio, demolizione irreversibile, di una parte della volta a botte di una delle cisterne sottostanti. Pur essendo strutture realizzate nei primi anni del Novecento hanno dignità storica e meritano di essere restaurate e conservate esattamente così come ci sono state tramandate.
  • Una delle due cisterne sotterranee risulterà compromessa dalla presenza dell’ascensore che, riducendone la lunghezza, trasformerà irrimediabilmente la percezione spaziale complessiva attualmente esistente.

La scelta architettonica dell’istallazione dell’impianto ascensore non rispetta il principio della “reversibilità” secondo il quale qualsiasi intervento di restauro deve poter essere rimosso senza danneggiare l’originale.

L’accessibilità alle cisterne da parte delle persone con ridotta capacità motoria potrebbe essere garantita da un percorso esterno di collegamento tra il piazzale di ingresso attuale e la parte inferiore a valle in prossimità dei resti dell’antico ponte levatoio (idea già ipotizzato dall’Architetto Emilio Iosue nel corso della presentazione). Questa visione è perfettamente rispettosa delle norme sulle rampe per disabili e consentirebbe un risparmio dei costi di realizzazione, di gestione e di manutenzione dell’impianto ascensore.

 “Il restauro è qualsiasi intervento volto a conservare e a trasmettere al futuro, facilitandone la lettura senza cancellarne le tracce del passaggio nel tempo, le opere d’interesse storico, artistico e ambientale; esso si fonda sul rispetto della sostanza antica e delle documentazioni autentiche”(G. Carbonara).

Alberto Tramontano

 

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