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Coldiretti Molise: latte sintetico, serve fronte comune allevatori-trasformatori. A rischio 5 mila posti di lavoro



Dopo la demonizzazione del vino, quale bevanda alcolica, gli insetti ad uso alimentare, già sdoganati da Bruxelles, la carne “finta”, creata in laboratorio, l’ultimo attacco all’agricoltura ed alla zootecnia arriva dal latte “sintetico”. Ad affermarlo è Aniello Ascolese, Direttore regionale di Coldiretti Molise, che sull’imminente pericolo dell’arrivo di questo “prodotto” sulle tavole dei consumatori ha inviato una missiva ai caseifici molisani chiedendo loro di fare fronte comune con i produttori agricoli e zootecnici della regione a tutela del sistema produttivo agroalimentare e in difesa del legittimo diritto dei cittadini di consumare cibi sani e genuini.

“Coldiretti Molise – spiega Ascolese nella sua missiva – ritiene necessario un coinvolgimento delle aziende casearie molisane nel dibattito che si è aperto circa la realizzazione e la commercializzazione, ormai prossima, del cosiddetto “latte sintetico”; questo perché – precisa – ciò costituirebbe il primo passo verso la sua trasformazione in prodotti caseari, spazzando via secoli di storia e cultura del cibo, sano e genuino, di cui l’Italia ed il nostro Molise sono depositari da sempre”.

Il latte sintetico, che è già una realtà in Paesi come gli Usa, viene prodotto utilizzando proteine prive di origine animale mediante una tecnica di produzione che inizia con il lievito e, attraverso la fermentazione di precisione, consente di ottenere le stesse proteine presenti nel latte vaccino. In Europa la Danimarca ha già annunciato l’apertura di una “fabbrica del latte” che sostituirà 50.000 mucche l’anno.

“Questo processo produttivo, che necessita di costi di investimento molto elevati – spiega il ancora Ascolese – al di là dell’aspetto etico di ciò che si intende fare, finirebbe per determinare la chiusura di centinaia di aziende lattiero-casearie, e con esse di migliaia di imprese zootecniche, sacrificate sull’altare di una distorta difesa dell’ambiente che mira all’azzeramento di emissioni di metano prodotte dalle mucche”. A tal proposito va sottolineato che il sistema produttivo italiano è in prima linea nel rispetto della sostenibilità avendo, infatti, ridotto più di altri partner Ue l’uso di fitofarmaci e attuando tutte le pratiche necessarie al benessere degli animali. In altri termini la zootecnia italiana è da sempre la più sostenibile.

“Coldiretti – afferma ancora Ascolese – è estremamente preoccupata per l’impatto devastante che il latte ‘sintetico’ avrebbe sulla filiera zootecnica collegata al latte, mettendo in discussione il futuro del settore che già è in grave difficoltà per l’impennata dei costi, dall’energia ai mangimi. Oggi è a rischio un allevamento su dieci. Dobbiamo aumentare la produzione, tenuto conto che l’Italia dipende dalle importazioni per il 16%, non ridurla per dare spazio a prodotti finti.

In Molise – precisa – c’è in gioco il destino di circa 1.200 stalle da latte che producono circa 50.000 tonnellate di latte per un valore della filiera lattiero-casearia che si attesta intorno ai 25 milioni di euro, senza contare il valore della trasformazione industriale, coinvolgendo circa 5.000 addetti a monte e a valle della filiera”.

“Coldiretti – ribadisce il Direttore nella sua missiva –  non arretrerà di un passo di fronte a coloro che hanno concentrato nelle loro mani la farmaceutica e la comunicazione, ed ora vogliono impossessarsi anche del cibo imponendo una dieta globale che non esitiamo a definire una nuova ‘forma di colonialismo’. Per fermare tale assurdità, etica ed economica, Coldiretti esprime la necessità di realizzare un fronte coeso, a partire dalle aziende della produzione lattiero-casearia presenti nella nostra regione, dei produttori zootecnici, delle famiglie e dei consumatori, per difendere il ‘vero’ cibo, tutelando la nostra economia ed il diritto dei cittadini a nutrirsi in modo sano. Prossimamente – annuncia infine Ascolese – Coldiretti avvierà una campagna di raccolta firme in tutt’Italia affinché le Istituzioni tutte prendano coscienza della portata del problema, mettendo in campo azioni ‘politiche’ che blocchino questo processo innaturale”.

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