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Trent’anni fa l’attentato di Via d’Amelio, Toma: legalità come requisito per la piena libertà



“Uno degli insegnamenti più significativi che Paolo Borsellino ci ha lasciato in eredità è che per combattere la mafia occorra un “movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà” e si opponga al “puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità.”

A distanza di trent’anni da quel 19 luglio del 1992, quando il magistrato e gli agenti della scorta rimasero uccisi nell’attentato di Via d’Amelio a Palermo, cinquantasei giorni dopo la strage di Capaci, dobbiamo chiederci quanto delle sue esortazioni, tese a debellare il male della mafia, abbia avuto riscontro nella realtà e quanto sia caduto nel vuoto.
Come pure è doveroso non solo guardarsi intorno e invocare l’intervento dello Stato e delle istituzioni, ma scrutare dentro noi stessi, fare in modo che i concetti di giustizia e legalità, a prescindere dalle leggi, trovino spazio all’interno di ognuno di noi, nelle piccole cose che caratterizzano la nostra quotidianità, nel rifiuto di comportamenti che non siano interamente trasparenti, nel rigetto di qualsiasi azione non proprio lineare, ancorché penalmente non rilevante, nel combattere ogni forma di favoritismo, nell’insegnamento che abbiamo il dovere di trasmettere alle giovani generazioni e in tanto altro ancora.
Solo in questo modo saremo protagonisti di quel grande movimento culturale, auspicato da Borsellino, che ci può rendere persone pienamente libere”.
Così il presidente della Regione Molise, Donato Toma, in occasione del trentennale dell’attentato di Via d’Amelio.

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