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Testamento: presentata interrogazione su limitazione della scorta all’ex pm Antonio Ingroia

On. Rosa Alba Testamento



TESTAMENTO: Errore imperdonabile limitare alla Sicilia operatività della scorta dell’ex pm Ingroia. La Ministra Lamorgese riattivi subito la protezione sull’intero territorio nazionale.
«Come si può continuare ad accettare l‘abissale distanza tra la stucchevole retorica istituzionale che anche quest’anno, nel loro 30esimo anniversario, accompagna le stragi di Capaci e via d’Amelio, in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e i rispettivi agenti della scorta, e le incredibili decisioni di uno Stato che continua a non proteggere adeguatamente coloro che, in diversi ruoli, sono stati e continuano a essere in prima linea nella lotta alla mafia? Nei giorni scorsi, ad esempio, Antonio Ingroia, ex pubblico ministero in importanti processi di mafia, come quelli sulla trattativa stato –mafia e su Marcello Dell’Utri, si è visto limitare al territorio siciliano l’operatività della sua scorta. Sarebbe interessante conoscere le ragioni che hanno indotto la Ministra Lamorgese a pensare che la vita del Dottor Ingroia sia in pericolo esclusivamente in Sicilia e non, ad esempio, a Roma, dove lui tuttora risiede, o addirittura in Campania, Calabria e Puglia, dove la criminalità organizzata di stampo mafioso rappresenta una drammatica emergenza. Ritengo che la decisione della Ministra sia dettata da grande superficialità e metta seriamente in pericolo la vita del dottor Ingroia e per questo ho presentato un’interrogazione». A dichiararlo Rosa Alba Testamento, Portavoce molisana di “Alternativa” alla Camera dei Deputati.
«La decisione di ritirare quasi completamente la scorta a Ingroia – continua la Portavoce – provoca un misto di amarezza e incredulità perché priva della necessaria protezione una persona che, per la sua storia professionale, vede la sua vita continuamente esposta a un rischio elevato.
Ricordo, infatti, che negli ultimi anni Ingroia, pur non svolgendo più la professione di magistrato, è stato impegnato come parte civile in molti processi di mafia, anche fuori dalla Sicilia, come quello sulla “ndrangheta stragista” a Reggio Calabria, un contesto nel quale, in qualità di difensore di parte civile dei familiari dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo uccisi dalla mafia nel gennaio 1994, subì un duro attacco dal boss Giuseppe Graviano, condannato successivamente all’ergastolo per il duplice omicidio. Pertanto- conclude Testamento – ho anche chiesto alla Ministra se, a fronte della ineccepibile storia professionale del dottor Ingroia, non ritenga doveroso tornare sulla sua imperdonabile decisione, ripristinando immediatamente una scorta armata operativa su tutto il territorio nazionale.»

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