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Muoia Sansone con tutti i Filistei. L’analisi politica regionale del direttore di OP Molise



Muoia Sansone con tutti i filistei è un curioso modo di dire di origine biblica. La frase viene pronunciata per riferirsi a colui che, pur di creare un danno ai propri avversari, non ha alcuna esitazione a danneggiare anche sé stesso. Che Iorio e Romagnuolo agiscano così oramai ci ha fatto cascare le braccia talmente tante volte che siamo abituati. Ma che qualche altro esponente della maggioranza metta in difficoltà il centrodestra proprio no. L’operaio disoccupato o il precario, l’artigiano, il commerciante, i piccoli imprenditori, che sono quelli che di più soffrono della crisi economica, che ormai abbiamo sulla testa da almeno 5 anni, non riescono proprio a capire il comportamento di alcuni esponenti del centro destra. In ragione della composizione del magma della protesta vi è la richiesta che più o meno urlano tutti con il rischio concreto di andare a casa. Qualcuno deve pur fargli intravedere questa eventualità. Toma e gli altri della maggioranza assistono increduli a questi continui colpi di scena, ingoiando il rospo amaro, ma l’importante è “passare ‘a nuttata”. Poi si vedrà. Ciò che sta accadendo in Consiglio regionale è assurdo dal punto di vista politico. O si è in maggioranza o si dichiari ufficialmente di non farne più parte. Sarebbe molto più logico e onesto. Se si è fuori si abbia il coraggio di proporre la sfiducia e andare tutti a casa. Ma chi ha il coraggio di fare questa mossa? Nessuno. No, non è strana, a me sembra che si ripeta la storia di Sansone nel tempio di Dagon: siccome queste persone hanno avuto la delusione da parte di chi hanno votato nel 2018, ora vogliono far crollare il tempio al grido di “muoiano Toma, Pallante, Cavaliere, Niro, Cotugno, Di Lucente, Di Baggio, Calenda, Cefaratti ma anche tutti gli altri che sostengono l’esecutivo. Innanzitutto, qualcuno confonde ad arte, le mele con le pere, ma o non capisce di andare verso il baratro a fa il finto tonto. È chiaro che c’è qualche stratega che sta cercando di fregare Toma e se è vero che da cosa nasce cosa, il redde rationem potrebbe consumarsi martedì prossimo quando alla ripresa dei lavori, potrebbe sancire il botto. Morale della favola, nell’anno del signore 2022: il leader della coalizione di centro destra alla Regione Donato Toma sta sopportando da tempo isterismi politici e capricci vari ingoiando più volte la tisana amara. Beh, insomma, mica male questo centrodestra molisano. Se martedì Toma, quasi d’incanto riavrà i numeri, qualcuno dovrà spiegarlo agli elettori. Altrimenti tutti a casa. Altre vie non ce ne sono. Inutile chiedere le dimissioni a chi, in piena pandemia e nel bel mezzo degli effetti collaterali di una guerra assurda, sta portando avanti tante iniziative nell’interesse dei molisani, pur tra mille difficoltà. Chi è senza peccato che scagli pure la prima pietra. Vorrei vedere se a governare ci fosse stato Fanelli, Greco o Iorio. In momenti difficili come quelli che stiamo attraversando da due anni sfido chiunque a metterci la faccia. Martedì prossimo se Toma non avrà i numeri per poter andare avanti sarà meglio finirla. Poi sarà un sacco bello vedere chi tra gli attuali consiglieri regionali sarà rieletto. Rischiano in tanti, soprattutto ora che i partiti devono raggiungere la soglia del 5%. Ad eccezione di Fratelli d’Italia e del Pd tutti gli altri partiti sono a rischio. Chi non lo ha capito vorrà dire che farà saltare il centrodestra dei filistei appresso a Sansone che però il suo destino lo ha deciso senza tentennamenti. Ora deve farlo chi rema da sempre contro Toma. Se non ha il coraggio di farlo vorrà dire che tra un anno dovrà confrontarsi con l’elettorato molisano. Ed allora sì che ne vedremo di belle.
Simone Rocco

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