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Isernia, centro storico quale futuro?



La situazione del centro antico di Isernia rispecchia la situazione precaria di molti altri centri del Molise. Fino al terremoto del 1984 vi era tanta gente di Isernia, comprese le botteghe artigianali e commerciali. Da quel giorno è diventato un corpo malato con gli isernini che sono andati via in altri luoghi della città dove si vive tra speculazioni edilizie e deleterie catene di montaggio. È necessario affrontare il problema in maniera globale, evitando di promuovere l’effimero come ha sostenuto qualche falso predicatore che negli anni scorsi ha gridato ai quattro venti di volere risolvere in un baleno il problema del risanamento e della ristrutturazione del cento storico. Si dovrebbe fare in modo che gli isernini si riappropriassero delle case abbandonate circa 40 anni fa. Oggi in questa parte abitano solo stranieri. I locali sono rimasti in pochi e soffrono tanto. Grazie a Dio rimane ancora qualche scampolo di Isernia di una volta che conserva il colore e il profumo dei secoli, con le vie strette, piazzette da favola, fontanelle canore, finestrelle e balconcini civettuoli. Tutto ciò rappresenta il glorioso passato di una città millenaria e ricca di storia che appaga l’occhio del turista intelligente più che i nuovi quartieri della parte alta della città. La prima cosa da fare è riportare in questa parte della città la gente che è di Isernia. Solo che non è nato qui non riesce a intuire che quelle rientranze e sporgenze di fabbricati sono state volute dal senno pratico degli isernini di un tempo. Dopo questo nostro intervento ci auguriamo che non si commetti altro peccato contro natura evitando di aggiungere altri motivi cacofonici, in quanto gli armonici contorni sono in linea con la logica della vita. Dalla nuova amministrazione ci aspettiamo un segnale forte così come lanciato dagli esponenti della cosiddetta “Prima Repubblica”. Sembrava un’impresa difficile; eppure, qualcuno c’è riuscito: far rimpiangere chi ha cercato di tutelare il centro antico. Dopo il terremoto del 1984 sono stati fatti molti interventi con una miriade di colori dati alle case e ai palazzi: rosa, verde, giallo, per tutti i gusti. Così come i “buzzurri” tentarono tempo fa di modernizzare Palazzo Pitti, con tinteggiatura ottocentesca, così come furono barocchizzati templi e pitture rinascimentali e gotiche. Può darsi che i politici della “Prima Repubblica” fossero arroganti e pieni di se ma non si sono dimostrati tanto incapaci. Ci si augura che il nuovo corso politico di Piero Castrataro possa affrontare una volta per tutte il problema del rilancio, soprattutto abitativo, del centro storico.

G.D.A

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