

Quanto conta l’immagine di un’Azienda sanitaria quando i cittadini continuano a fare i conti con difficoltà nell’accesso alle cure, carenze di personale e servizi ospedalieri a rischio ridimensionamento? È l’interrogativo sollevato da Andrea Montesanto, che interviene criticamente sulle strategie di comunicazione dell’ASReM, prendendo spunto dalla pubblicazione di un video informativo in lingua araba e richiamando un piano di comunicazione dal valore di circa 170mila euro.
Una vicenda che, secondo Montesanto, pone una questione più ampia: quella delle priorità nella gestione della sanità pubblica molisana, alle prese da anni con problemi strutturali che incidono direttamente sulla qualità dell’assistenza e sulla possibilità per i cittadini di ricevere prestazioni in tempi adeguati.
L’autore dell’intervento utilizza l’ironia per commentare la scelta dell’Azienda sanitaria di diffondere contenuti in lingua araba, richiamando la popolare espressione «Ma te lo devo dire in arabo?». Una provocazione attraverso la quale intende evidenziare quella che considera una crescente distanza tra le iniziative istituzionali e le necessità quotidiane degli utenti.
Al centro delle osservazioni non c’è soltanto la lingua utilizzata per il video, ma soprattutto l’opportunità di determinate iniziative comunicative in un momento particolarmente delicato per il sistema sanitario regionale.
Montesanto richiama infatti la situazione del Molise, caratterizzata da un commissariamento sanitario che si protrae da 17 anni, difficoltà finanziarie, carenze negli organici e incertezze sul futuro di diversi servizi ospedalieri.
In questo scenario, la pubblicazione del contenuto in arabo diventa l’occasione per chiedere chiarimenti sui criteri adottati dall’ASReM nella programmazione delle proprie attività informative.
Facendo riferimento alle elaborazioni dei dati ISTAT relative al primo gennaio 2025, Montesanto osserva che alcune delle comunità straniere di nazionalità marocchina, tunisina ed egiziana presenti in Molise contano complessivamente alcune centinaia di residenti. Da qui la richiesta di conoscere il numero effettivo dei potenziali destinatari del video, le valutazioni alla base dell’iniziativa e gli eventuali costi sostenuti per realizzarla.
La questione si estende poi al piano di comunicazione dell’Azienda sanitaria, per il quale Montesanto indica uno stanziamento di circa 170mila euro, destinato a rinnovare l’immagine istituzionale attraverso strumenti digitali e contenuti multimediali, tra cui reel, video brevi, podcast e prodotti pensati per i social network.
Una strategia sulla quale vengono sollevati dubbi di opportunità, soprattutto alla luce delle difficoltà che interessano l’assistenza sanitaria regionale.
Secondo Montesanto, l’ASReM dovrebbe concentrare la propria attenzione innanzitutto sulla capacità di garantire visite specialistiche, esami diagnostici, continuità assistenziale e piena operatività delle strutture sanitarie, evitando che i cittadini siano costretti a rivolgersi alla sanità privata oppure a cercare cure fuori regione.
Il ragionamento non parte dall’idea che la rinuncia a qualche video o podcast possa risolvere problemi accumulati nel corso di decenni. Lo stesso Montesanto riconosce che le criticità della sanità molisana hanno radici profonde e richiedono interventi strutturali.
La contestazione riguarda piuttosto il messaggio che determinate decisioni possono trasmettere alla popolazione e la necessità di dimostrare che ogni investimento pubblico risponda a esigenze concrete, documentate e proporzionate ai benefici attesi.
La comunicazione sanitaria, compresa quella multilingue, può rappresentare uno strumento importante per rendere accessibili informazioni e servizi anche alle persone che incontrano difficoltà linguistiche. Resta tuttavia aperta, nell’intervento di Montesanto, la richiesta di conoscere gli obiettivi specifici delle iniziative, i risultati attesi e l’impiego delle risorse economiche.
Il nodo politico e amministrativo sollevato è dunque quello del rapporto tra comunicazione istituzionale ed efficienza dei servizi. Un’Azienda sanitaria, sostiene Montesanto, dovrebbe costruire la propria credibilità soprattutto attraverso risultati tangibili, garantendo ai pazienti risposte tempestive e un’assistenza adeguata.
Il riferimento ai 170mila euro rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della critica, anche se nell’intervento non vengono indicati gli estremi degli atti amministrativi relativi al piano né viene chiarito se il video in lingua araba rientri nello stesso stanziamento.
Per Montesanto, la reputazione dell’ASReM non dovrebbe dipendere principalmente dalla presenza sui social network o dalla produzione di contenuti promozionali, ma dalla qualità delle prestazioni offerte alla popolazione.
Un concetto che sintetizza nella conclusione del suo intervento: «La migliore pubblicità per la sanità pubblica è una sanità pubblica che funziona».
Una presa di posizione che riporta l’attenzione su un tema centrale per il Molise: la necessità di accompagnare ogni iniziativa istituzionale con risultati concreti, trasparenza nell’utilizzo delle risorse e risposte ai bisogni sanitari dei cittadini.
L’intervento di Montesanto apre così un confronto sulle scelte dell’Azienda sanitaria regionale, rispetto al quale sarebbe utile conoscere anche le motivazioni dell’ASReM, i costi effettivi dei contenuti realizzati e gli obiettivi del piano di comunicazione.