
Il capoluogo molisano resta nella parte bassa della classifica nazionale di Legambiente. Non bastano i risultati positivi sulla qualità dell’aria e sulla produzione dei rifiuti. Isernia ancora più indietro, all’84° posto.
Campobasso non brilla sul fronte della sostenibilità ambientale. Anzi, il quadro che emerge dal rapporto Ecosistema Urbano 2026 restituisce l’immagine di un capoluogo che continua a mostrare importanti criticità nella gestione del verde pubblico, nella mobilità e nell’utilizzo delle risorse idriche. La città si ferma al 72° posto su 106 capoluoghi italiani, conquistando appena il 49,40% del punteggio complessivo previsto dagli indicatori ambientali.
È questo il risultato che emerge dall’indagine annuale realizzata da Legambiente e Ambiente Italia, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che analizza le prestazioni ambientali delle principali città italiane attraverso parametri relativi alla qualità dell’aria, alla gestione dell’acqua, ai rifiuti, alla mobilità e all’ambiente urbano.
Per Campobasso si tratta di una posizione che dovrebbe alimentare una riflessione sulle politiche ambientali e sulle priorità di intervento nel capoluogo regionale. Essere nella parte bassa della graduatoria nazionale significa che, nonostante alcune eccellenze, il sistema urbano presenta ancora ritardi significativi rispetto agli standard misurati dal rapporto.
A colpire è soprattutto il dato relativo alla presenza di alberi. Campobasso figura infatti tra le città italiane con i risultati peggiori per questo indicatore. Un elemento particolarmente significativo per un capoluogo che, per caratteristiche territoriali e dimensioni, potrebbe puntare con maggiore decisione sulla valorizzazione del patrimonio verde.
Il verde urbano non rappresenta soltanto una questione estetica. Gli alberi contribuiscono a mitigare le temperature estive, migliorare la vivibilità degli spazi pubblici e contrastare gli effetti dell’inquinamento. La posizione di Campobasso in questo specifico indicatore evidenzia dunque un settore sul quale appare necessario concentrare maggiore attenzione.
Non va meglio sul fronte della mobilità. Il trasporto pubblico continua a rappresentare uno dei punti deboli della città, un problema che incide direttamente sulla qualità della vita dei residenti e sulle possibilità di ridurre l’utilizzo delle automobili private. Una rete di collegamenti urbani efficiente, accessibile e competitiva costituisce infatti uno degli elementi fondamentali per migliorare le prestazioni ambientali di un capoluogo.
Anche i consumi idrici rientrano tra gli aspetti sui quali Campobasso deve ancora compiere progressi. Un tema particolarmente delicato in un periodo storico nel quale la gestione sostenibile dell’acqua assume un’importanza crescente.
Eppure, il capoluogo regionale presenta anche risultati decisamente positivi. Campobasso si distingue tra le migliori città italiane per la concentrazione di polveri sottili PM10 nell’aria, un dato favorevole sul versante della qualità atmosferica. Inoltre, conquista il primo posto nazionale nell’indicatore relativo alla produzione dei rifiuti.
Due elementi che dimostrano come il quadro ambientale cittadino non sia uniformemente negativo, ma che non risultano sufficienti a compensare le carenze registrate negli altri settori.
Ed è proprio questo il nodo principale: Campobasso riesce a distinguersi in alcuni parametri, ma nel risultato complessivo resta confinata al 72° posto nazionale. Una contraddizione che mette in evidenza quanto siano importanti interventi coordinati e continuativi sulle diverse componenti della sostenibilità urbana.
La situazione non è migliore a Isernia, che occupa addirittura l’84ª posizione con il 47,02% del punteggio complessivo. Il capoluogo pentro registra tuttavia il miglior risultato italiano per i consumi idrici e mostra progressi in diversi ambiti, tra cui raccolta differenziata, piste ciclabili, dispersione della rete idrica, isole pedonali, utilizzo efficiente del suolo ed energia solare negli edifici pubblici.
Anche a Isernia persistono però criticità importanti, soprattutto per quanto riguarda il trasporto pubblico, le zone a traffico limitato, la presenza di alberi e la qualità dell’aria.
Il rapporto restituisce dunque un’immagine poco incoraggiante per entrambi i capoluoghi molisani, ma è soprattutto il risultato di Campobasso a richiamare l’attenzione, considerando il ruolo di capoluogo regionale e la necessità di sviluppare politiche urbane capaci di migliorare concretamente i servizi e gli spazi pubblici.
La graduatoria non consente, da sola, di attribuire responsabilità alle singole amministrazioni, anche perché gli indicatori fotografano situazioni che possono essere il risultato di scelte e interventi maturati nel corso degli anni. Resta però un dato oggettivo: Campobasso è al 72° posto e presenta carenze evidenti in settori strategici per la vivibilità urbana.
Il vero interrogativo, a questo punto, è quali interventi concreti verranno messi in campo per migliorare questi risultati. Perché una città ambientalmente sostenibile non si misura soltanto attraverso la qualità dell’aria o la quantità di rifiuti prodotti, ma anche dalla presenza di alberi, dall’efficienza dei trasporti, dalla gestione dell’acqua e dalla capacità di offrire ai cittadini spazi urbani più vivibili.
E su questi aspetti, come certifica Ecosistema Urbano 2026, Campobasso ha ancora molta strada da percorrere.