

Il Molise si trova a fare i conti con un divario demografico ed economico sempre più evidente: il numero delle pensioni erogate supera quello delle persone che lavorano. Una situazione che mette in luce le fragilità strutturali della regione, dove l’invecchiamento della popolazione si accompagna alla difficoltà delle imprese di trovare personale qualificato.
A fotografare il fenomeno è un’elaborazione della Cgia di Mestre, realizzata sulla base dei dati Inps e Istat relativi al 2025. In Molise vengono erogate complessivamente 123.183 pensioni, mentre gli occupati sono 107.399. La differenza è di 15.784 unità, un dato che evidenzia quanto il rapporto tra popolazione attiva e trattamenti pensionistici sia sbilanciato.
Il fenomeno non riguarda soltanto una parte del territorio, ma coinvolge entrambe le province molisane. In quella di Campobasso si registrano 87.255 pensioni a fronte di 77.997 occupati, con uno scarto di 9.258 unità. Nella provincia di Isernia, invece, le pensioni erogate sono 35.928, mentre le persone occupate risultano 29.402, per una differenza di 6.526.
Numeri che assumono un significato ancora più rilevante se inseriti nel contesto di una regione alle prese con il progressivo invecchiamento della popolazione e con le difficoltà legate al ricambio generazionale.
A preoccupare non è soltanto lo squilibrio numerico, ma anche ciò che questo fenomeno comporta per il sistema produttivo. Le aziende, infatti, incontrano ostacoli crescenti nella ricerca di lavoratori, soprattutto quando si tratta di individuare figure professionali altamente specializzate.
Secondo l’associazione degli artigiani, reperire determinate competenze sul mercato del lavoro è diventato estremamente complicato. Una criticità che rischia di limitare le possibilità di crescita delle attività economiche e di rendere ancora più difficile la sostituzione dei lavoratori prossimi alla pensione.
A confermare l’invecchiamento della forza lavoro contribuisce anche un altro indicatore. Nel 2024, il 34,3% dei dipendenti privati molisani aveva più di 50 anni, una percentuale tra le più elevate nel panorama nazionale.
Si tratta di un elemento particolarmente significativo perché mostra come il problema non riguardi esclusivamente chi ha già lasciato il mondo del lavoro, ma anche la composizione anagrafica di chi continua a essere occupato.
Il rischio è quello di un progressivo indebolimento del tessuto economico regionale, con imprese chiamate a fronteggiare la carenza di competenze e un mercato del lavoro che fatica a garantire un adeguato ricambio tra generazioni.
Va precisato che il confronto riguarda il numero delle pensioni erogate e quello degli occupati, due grandezze statistiche differenti: una stessa persona può percepire più trattamenti pensionistici. Il dato, quindi, non significa necessariamente che in Molise vi siano più pensionati che lavoratori.
Resta tuttavia evidente il segnale che emerge dall’analisi: il Molise deve affrontare una sfida che intreccia demografia, occupazione e futuro delle imprese. Senza un rafforzamento delle opportunità lavorative e della presenza delle nuove generazioni nel sistema produttivo, il divario rischia di diventare uno degli elementi più critici per le prospettive economiche della regione.