

Asili nido, occupazione femminile e denatalità diventano terreno di un nuovo scontro politico in Molise. A sollevare la questione è la consigliera regionale del Partito Democratico Micaela Fanelli, che chiama direttamente in causa il Governo Meloni e il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti.
Al centro dell’intervento c’è il nuovo Piano d’Azione 0-6 del Ministero dell’Istruzione e del Merito e, in particolare, il meccanismo previsto per la distribuzione delle risorse destinate ai servizi educativi per l’infanzia.
Secondo quanto riportato da Fanelli, la quota perequativa del Fondo 0-6 riservata ai territori maggiormente svantaggiati verrebbe ridotta dal 20 al 10 per cento, mentre quella destinata alle realtà che dispongono già di servizi per l’infanzia salirebbe dal 40 al 50 per cento. Una modifica che, sostiene l’esponente dem, comporterebbe un taglio complessivo di 193 milioni di euro sull’intero piano e rischierebbe di penalizzare soprattutto il Mezzogiorno.
Ed è proprio su questo punto che Fanelli chiede un intervento politico della Regione.
«Il presidente Roberti – sostiene – esprima formalmente la ferma contrarietà del Molise, affinché in Conferenza Unificata le Regioni del Mezzogiorno boccino quel riparto».
La consigliera annuncia inoltre la presentazione di una mozione in Consiglio regionale con l’obiettivo di ottenere una posizione dell’intera Assemblea sulla questione.
Il divario tra Nord e Sud sui servizi per l’infanzia
A sostegno della propria posizione Fanelli richiama i dati Istat. La copertura dei servizi educativi per l’infanzia sarebbe pari al 31,6 per cento su scala nazionale, mentre nel Mezzogiorno scenderebbe al 19 per cento.
Per la consigliera dem, modificare i criteri di distribuzione delle risorse in favore dei territori già maggiormente dotati di servizi rischierebbe quindi di ampliare ulteriormente il divario.
«I nidi non sono opere di carità, ma infrastrutture sociali indispensabili per consentire alle donne di lavorare e alle famiglie di programmare il proprio futuro», è il concetto ribadito da Fanelli, che collega direttamente la disponibilità dei servizi per l’infanzia alla partecipazione femminile al mercato del lavoro e alle politiche contro la denatalità.
Un altro elemento contestato riguarda il cofinanziamento regionale: per ogni milione di euro proveniente dallo Stato attraverso il Fondo 0-6 sarebbero necessari 250mila euro aggiuntivi da parte delle Regioni. Un meccanismo che, secondo Fanelli, potrebbe creare ulteriori difficoltà per le amministrazioni meridionali con bilanci più fragili.
«Il Molise sta vivendo un’emergenza demografica»
L’esponente del Pd porta quindi il confronto direttamente sul terreno molisano, richiamando la discussione promossa nelle scorse settimane a Campobasso dalla Federazione PD Medio Molise con la statistica Linda Laura Sabbadini.
I numeri citati dalla consigliera descrivono una regione alle prese con un progressivo spopolamento. Secondo i dati riportati nella nota, il Censimento Istat 2024 indica 287.814 residenti in Molise, 1.410 in meno nell’arco di un anno. I nati sarebbero stati 1.561, con una diminuzione del 6 per cento rispetto al 2023, mentre in 19 Comuni non sarebbe stata registrata alcuna nascita.
L’età media regionale avrebbe raggiunto i 48,4 anni e l’indice di vecchiaia quota 261,9, contro una media nazionale indicata in 207,7.
Fanelli richiama inoltre il dato relativo al 2025: circa 355mila nascite in Italia, in diminuzione del 3,9 per cento rispetto all’anno precedente, con una fecondità scesa a 1,14 figli per donna. Per il Molise viene evidenziato un calo demografico del 6,5 per mille, indicato come il secondo dato peggiore d’Italia dopo quello della Basilicata.
Una situazione che la consigliera definisce come il rischio di una vera e propria «estinzione sociale».
Le domande alla Giunta Roberti
Da qui l’attacco politico all’esecutivo regionale. Fanelli chiede di conoscere quali risorse proprie siano state investite dalla Regione per la realizzazione di asili nido nei Comuni che ne sono sprovvisti e quali interventi siano stati messi in campo per favorire l’occupazione femminile, la genitorialità e la conciliazione tra vita familiare e lavoro.
La consigliera domanda inoltre quali iniziative siano state assunte nei confronti del Governo nazionale per contrastare il nuovo Piano 0-6 qualora il riparto dovesse risultare penalizzante per il Molise.
Ma la critica di Fanelli non si ferma alla Regione. Nel suo intervento entra anche il tema della rappresentanza femminile nelle istituzioni e della possibile riforma elettorale nazionale, contestando quella che considera una distanza tra gli annunci del Governo Meloni sulla natalità e le politiche concretamente adottate.
Per l’esponente dem, infatti, rappresentanza politica, servizi per l’infanzia, lavoro femminile e natalità fanno parte della stessa questione.
«Amministrare l’esistente non basta più», conclude Fanelli. Per contrastare lo spopolamento del Molise, sostiene, occorre una strategia che tenga insieme servizi, trasporti, sanità, occupazione e diritti delle donne.
La prossima battaglia si sposterà dunque a Palazzo D’Aimmo, dove Fanelli porterà la mozione annunciata per chiedere al Consiglio regionale di impegnare Roberti a contrastare il nuovo riparto del Piano 0-6 nelle sedi istituzionali.