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Sede della Regione a Bruxelles, Montesanto: “Il vero errore fu comprarla senza una strategia. Un grande spreco di denaro pubblico”.



La vendita della sede della Regione Molise a Bruxelles riapre il confronto politico sulla gestione del patrimonio pubblico regionale. A intervenire è Andrea Montesanto, esponente di Costruire Democrazia, che sposta l’attenzione dalla decisione attuale di cedere l’immobile alle scelte compiute negli ultimi vent’anni.

Al centro della vicenda c’è il palazzo di Rue de Toulouse 47, acquistato dalla Regione nel 2005, durante la presidenza di Michele Iorio, per circa 1,6 milioni di euro e oggi messo all’asta per 1,35 milioni.

Montesanto parte proprio dalle recenti dichiarazioni dell’ex governatore, che ha criticato la vendita definendola una scelta miope. Una lettura che l’esponente di Costruire Democrazia contesta, sostenendo che il problema principale sia piuttosto comprendere quale strategia abbia accompagnato prima l’acquisto e successivamente la gestione dell’immobile.

Secondo Montesanto, infatti, non è in discussione l’utilità di una presenza istituzionale del Molise nel cuore dell’Unione europea. Bruxelles resta un punto strategico per seguire programmi comunitari, finanziamenti, politiche agricole, infrastrutturali e opportunità destinate alle imprese. Il nodo è un altro: capire se per raggiungere questi obiettivi fosse realmente necessario acquistare un intero edificio di cinque piani, a fronte di una presenza regionale estremamente ridotta.

Una scelta che, osserva Montesanto, appare ancora più difficile da comprendere considerando che contemporaneamente la Regione ha continuato a sostenere consistenti spese per gli affitti delle proprie sedi e degli uffici in Molise.

Il rappresentante di Costruire Democrazia richiama inoltre i modelli adottati da altre amministrazioni regionali italiane nella capitale belga. Diverse Regioni hanno scelto infatti di condividere sedi e strutture, contenendo i costi e creando allo stesso tempo occasioni di collaborazione istituzionale.

Per Montesanto proprio questa avrebbe potuto rappresentare una strada più razionale anche per il Molise: una presenza stabile a Bruxelles, ma all’interno di spazi proporzionati alle effettive necessità e possibilmente condivisi con altre realtà regionali.

A pesare sul giudizio complessivo c’è poi la storia successiva dell’edificio. La struttura, un immobile storico risalente ai primi anni del Novecento, è progressivamente finita in una situazione di inutilizzo. Dal 2020 la sede è rimasta vuota ed è stata interessata da furti, vandalismi e anche da un’occupazione abusiva, rendendo necessari ulteriori interventi e spese. Nel frattempo il personale regionale è stato ospitato negli spazi della Regione Abruzzo.

È su questo percorso che Montesanto concentra le critiche: un investimento pubblico importante che, negli anni, non sarebbe stato accompagnato da una programmazione capace di valorizzare il bene e renderlo realmente funzionale agli interessi del Molise.

Da qui anche la replica politica a Iorio. Per l’esponente di Costruire Democrazia, infatti, possedere un palazzo a Bruxelles non significa automaticamente avere maggiore capacità di incidere nelle istituzioni europee. A fare la differenza sarebbero piuttosto competenze, relazioni istituzionali, qualità della rappresentanza e capacità di costruire alleanze e intercettare opportunità finanziarie.

La questione, dunque, secondo Montesanto non può essere ridotta alla scelta se vendere o conservare l’edificio. Occorrerebbe ricostruire l’intera operazione, valutandone costi, benefici e risultati prodotti nell’arco di oltre vent’anni.

Ed è proprio su questo punto che arriva l’affondo finale: per Montesanto il vero errore non sarebbe rappresentato dalla vendita attuale, ma dall’aver acquistato nel 2005 un immobile sovradimensionato senza riuscire, negli anni successivi, a inserirlo in una strategia efficace di gestione del patrimonio regionale.

Una vicenda che, secondo l’esponente di Costruire Democrazia, va quindi ben oltre il destino di un palazzo nel centro di Bruxelles e pone una questione più ampia: come vengono programmati, utilizzati e tutelati gli investimenti realizzati con i soldi dei cittadini molisani.

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