

CAMPOBASSO. La nuova sede del Consiglio regionale del Molise è stata individuata, ma la scelta dell’immobile potrebbe rappresentare soltanto una parte del percorso. Adesso l’attenzione si sposta inevitabilmente sul Comune di Campobasso e, in particolare, sugli aspetti urbanistici ed edilizi necessari per consentire alla struttura di Contrada Macchie di ospitare effettivamente l’assemblea legislativa regionale.
Il punto centrale riguarda la destinazione d’uso dell’immobile.
La struttura individuata nasce infatti con una destinazione commerciale, mentre il suo futuro utilizzo sarebbe profondamente differente: uffici pubblici, aula consiliare, archivi, servizi amministrativi e spazi destinati alle attività istituzionali del Consiglio regionale.
Una differenza che apre una questione tutt’altro che secondaria.
Quale destinazione doveva avere l’immobile al momento della proposta?
Prima ancora di chiedersi come possa essere trasformato oggi l’edificio, c’è infatti una domanda che appare inevitabile: quali caratteristiche urbanistiche doveva possedere l’immobile nel momento in cui è stato proposto per diventare la nuova sede del Consiglio regionale?
È probabilmente questo uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda.
Se la procedura per l’individuazione della nuova sede richiedeva una struttura destinata ad accogliere uffici pubblici e attività istituzionali, occorre comprendere se tale requisito dovesse essere posseduto già al momento della presentazione dell’offerta oppure potesse essere acquisito successivamente.
La differenza è sostanziale.
Perché un conto è individuare un edificio già urbanisticamente compatibile con la funzione richiesta e successivamente effettuare i lavori necessari per adeguarne gli spazi. Altro conto è individuare un immobile appartenente a una diversa categoria funzionale e procedere solo dopo all’ottenimento dei titoli necessari per trasformarne la destinazione.
Ed è proprio la documentazione della procedura di individuazione della sede che può fornire una risposta definitiva a questa domanda.
Il passaggio da commerciale a direzionale
La questione assume ulteriore rilevanza alla luce dell’articolo 23-ter del DPR 380/2001, il Testo unico dell’edilizia, che distingue le differenti categorie funzionali degli immobili.
La categoria commerciale è distinta da quella produttiva e direzionale, nella quale possono rientrare uffici, sedi di enti e funzioni analoghe.
Il passaggio dall’una all’altra può quindi rappresentare un mutamento urbanisticamente rilevante della destinazione d’uso, soprattutto quando accompagnato da opere.
Non si tratta, dunque, semplicemente di cambiare l’insegna sulla porta o di modificare la disposizione interna dei locali.
Per trasformare una struttura commerciale nella sede dell’assemblea legislativa regionale occorre verificare la disciplina urbanistica applicabile, la natura delle opere previste e, soprattutto, quale titolo edilizio sia necessario.
E qui entra in gioco il Comune di Campobasso
È precisamente su questo terreno che Palazzo San Giorgio assume un ruolo determinante.
Non perché il Comune possa sindacare la scelta politica della Regione su dove collocare il proprio Consiglio, ma perché spetta agli uffici comunali competenti verificare la conformità urbanistica ed edilizia dell’intervento.
Il Comune dovrà quindi stabilire se il cambio di destinazione prospettato sia compatibile con la disciplina vigente e quale procedimento sia necessario per autorizzarlo.
La giurisprudenza amministrativa e penale ha più volte affrontato il tema dei mutamenti tra categorie funzionali differenti, evidenziando in diverse pronunce come, in presenza di determinate condizioni e di opere, possa rendersi necessario il preventivo rilascio del permesso di costruire.
Ed è una distinzione importante anche rispetto all’utilizzo della SCIA.
Non siamo quindi davanti a un dettaglio tecnico destinato a rimanere confinato negli uffici dell’Urbanistica. Dalla soluzione di questo nodo potrebbe dipendere concretamente la possibilità di utilizzare l’edificio come nuova sede istituzionale.
C’è anche il problema del carico urbanistico
La trasformazione deve essere valutata anche sotto un altro profilo.
Una sede del Consiglio regionale genera esigenze molto differenti rispetto a quelle di un normale immobile commerciale: dipendenti, consiglieri, amministratori, cittadini, pubblico delle sedute, giornalisti, mezzi istituzionali e personale esterno.
Tutto questo incide sulla viabilità, sulla necessità di parcheggi, sull’accessibilità e, più in generale, sul carico urbanistico dell’area.
Anche questi elementi dovranno necessariamente entrare nelle valutazioni sulla trasformazione dell’immobile.
La domanda viene prima del cambio di destinazione
Il punto, però, potrebbe essere ancora precedente.
La questione non è soltanto capire se oggi sia possibile cambiare la destinazione d’uso dell’immobile.
Occorre prima chiarire se un immobile che necessitava di tale cambiamento potesse essere proposto e individuato per ospitare la sede del Consiglio regionale, alla luce delle condizioni previste dalla procedura.
Se il possesso della destinazione compatibile con gli uffici pubblici costituiva un requisito da avere sin dall’origine, un successivo cambio di destinazione assumerebbe un significato ben diverso rispetto all’ipotesi in cui gli atti consentissero espressamente di conseguirlo dopo l’individuazione dell’immobile.
È questo passaggio che merita di essere chiarito attraverso gli atti.
Altro punto interrogativo nasce dalla sussistenza di tutte le certificazioni che certifichino la completa conformità alla disciplina vigente in materia edilizia, urbanistica, impiantistica, igienico- sanitaria, di tutela della salute e della sicurezza dei luoghi di lavoro, di prevenzione incendi rispetto alle destinazioni previste.
A tal proposito l’immobile, alla data della valutazione era ed è ancora oggi, risulterebbe privo tanto delle dotazioni antincendio quanto del certificato di prevenzione incendi riferito alla destinazione a ufficio pubblico aperto al pubblico – attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi ai sensi del d.P.R. n. 151/2011 -. Un ulteriore e fondamentale tassello che dovrà certamente essere approfondito e verificato.
Una scelta regionale, ma un passaggio comunale
La Regione ha individuato la struttura. Adesso, però, la concreta realizzazione dell’operazione incontra inevitabilmente le competenze urbanistiche del Comune di Campobasso.
Palazzo San Giorgio non decide quale debba essere la sede del Consiglio regionale, ma deve verificare ciò che riguarda la legittimità urbanistica ed edilizia dell’immobile.
E proprio per questo le prossime determinazioni degli uffici comunali potrebbero assumere un peso decisivo.
Resta soprattutto una domanda, semplice ma sostanziale: la struttura possedeva, quando è stata proposta, tutti i requisiti urbanistici richiesti per diventare la sede istituzionale del Consiglio regionale oppure alcuni di questi devono essere acquisiti soltanto adesso?
La risposta non è una questione formale.
Potrebbe essere uno dei passaggi decisivi dell’intera operazione.
1 Comment
Questo è il modo di operare in un stato di totale assenza di cultura urbanistica, perché esistono delle norme che regolano la crescita di una città? Perché esse (norme) determinano la vivibilità di un’ambito dello spazio urbano. Caratteristiche tipiche degli immobili da realizzare in relazione al loro uso. Parcheggi, viabilità, verde. Nulla di tutto questo, immobile già realizzato in area agricola e poi con qualche condono trasformato in commerciale, ora doppio salto mortale e diventa “Direzionale” il tutto a discapito della città, ma diciamocelo, qui si vuole colpire un nemico o senza volerlo o lo si vuole agevolare, perchè così facendo lo si agevola, perché ci sono immobili che avrebbero le caratteristiche e destinazioni urbanistiche regolari ma sono di proprietà di un ex governatore. Anche qui ci sarebbe da dire come furono realizzate le “Torri” commissario ad adacta su terreni con cambio di destinazione Urbanistica al volo. Ma una questione di potere politico, fino a che punto può nuocere ad una Campobasso sempre più abbandonata ad un ruolo marginale luogo di scontro tra potentati politici, vedi il Roxy e l’ex governatore Iorio.