

CAMPOBASSO – Il Tribunale di Campobasso ha riconosciuto la responsabilità della ginecologa che aveva seguito una gravidanza conclusasi con la nascita fortemente prematura di un bambino, deceduto dopo pochi giorni di vita a causa delle gravi complicanze legate al parto pretermine.
La sentenza, emessa dal giudice Stefania Izzi, accoglie la domanda proposta dai familiari del piccolo Antonio, ritenendo accertate le omissioni professionali contestate alla sanitaria durante il percorso di assistenza alla madre.
Secondo quanto emerso nel corso del giudizio, la gravidanza era stata caratterizzata da una serie di segnali clinici che avrebbero richiesto un monitoraggio più attento e approfondimenti diagnostici e terapeutici tempestivi. Le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio hanno consentito di ricostruire le fasi precedenti al parto prematuro e di individuare un nesso causale tra la condotta sanitaria e gli eventi che hanno portato alla nascita del neonato in condizioni di estrema prematurità e al successivo decesso.
Il Tribunale ha riconosciuto, da un lato, il danno da perdita della chance di sopravvivenza subito direttamente dal bambino e trasmesso agli eredi, evidenziando come una diversa gestione clinica avrebbe potuto garantire maggiori possibilità di accesso a trattamenti tempestivi ed efficaci. Dall’altro, è stato riconosciuto ai familiari il danno da perdita della possibilità di un più lungo rapporto parentale, ritenendo che la condotta contestata abbia privato genitori, sorella e nonne della concreta possibilità di condividere un più lungo percorso di vita con il proprio congiunto.
Nelle motivazioni viene richiamato il principio secondo cui il professionista sanitario è tenuto a individuare e gestire con la massima diligenza i fattori di rischio che emergono durante la gravidanza, soprattutto in presenza di sintomi riconducibili a possibili complicanze infettive o a segnali di parto pretermine.
Per la famiglia si conclude così un lungo percorso giudiziario avviato dopo la perdita del bambino e sviluppatosi inizialmente attraverso il procedimento di accertamento tecnico preventivo previsto dalla legge Gelli-Bianco, per poi approdare al giudizio di merito.
Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Vincenzo Iacovino, Francesco Beer e Maria Pia Di Bartolomeo, legali della famiglia, secondo i quali la sentenza «restituisce pieno riconoscimento alle ragioni dei genitori e riafferma il valore della responsabilità professionale quale presidio fondamentale della sicurezza delle cure».