

Ancora una volta. Ancora nel cuore di Campobasso. Ancora in un orario in cui il centro cittadino è pieno di famiglie, bambini, anziani e persone che passeggiano tra negozi e locali.
Intorno alle 19 di oggi, lunedì 6 luglio, piazza Vittorio Emanuele è stata teatro dell’ennesimo episodio di violenza che, secondo le testimonianze raccolte sul posto, ha visto protagonisti cittadini stranieri. Prima la rissa, poi il lancio di pietre verso via Elena e la zona del Tribunale, in una escalation che ha generato paura e sconcerto tra i presenti.
Le immagini riprese dai testimoni raccontano una realtà che non può più essere ignorata. Non si tratta di una semplice discussione degenerata. Quando nel salotto buono della città volano pugni, inseguimenti e pietre, ci si trova di fronte a scene che ricordano più contesti di guerriglia urbana che una tranquilla serata estiva in un capoluogo di provincia.
Solo l’intervento dei Carabinieri ha riportato la calma. I militari hanno identificato alcune delle persone coinvolte rimaste in zona al momento dell’arrivo delle pattuglie.
Ciò che preoccupa non è soltanto la gravità dell’episodio, ma la sua ripetitività. Da mesi si susseguono segnalazioni, interventi delle forze dell’ordine e denunce dei residenti. E troppo spesso gli episodi vedono coinvolti gruppi di stranieri che trasformano piazze e strade cittadine in luoghi di tensione e degrado.
Sia chiaro: la responsabilità è sempre individuale e non può ricadere su un’intera comunità. Ma sarebbe altrettanto sbagliato fingere che il problema non esista o censurare un dato di fatto quando emerge dalle cronache. I cittadini hanno il diritto di conoscere la realtà e le istituzioni hanno il dovere di affrontarla senza ipocrisie.
È sconcertante che, di fronte all’ennesima rissa nel centro di Campobasso, si continui a minimizzare o a trattare questi episodi come semplici fatti isolati. Quando la violenza diventa una presenza ricorrente nelle principali piazze cittadine, non siamo più davanti a una casualità ma a un fenomeno che richiede attenzione, controlli e interventi concreti.
La domanda che molti campobassani si pongono è ormai inevitabile: cosa deve accadere ancora prima che si riconosca che esiste un problema di ordine pubblico che non può essere ignorato? Perché il rischio più grande non è soltanto assistere a nuove risse, ma abituarsi a considerarle normali.
E una città che si abitua alla violenza ha già perso una parte importante della propria libertà.