Bilancio in aula, ma è la sanità a incendiare il dibattito: la Regione prepara il ricorso.
Maggio 4, 2026
Montenero, 85enne quasi cieca rischia di finire fuori casa: il caso divide e arriva in tv.
Maggio 5, 2026

Caso Pietracatella: approfondimento con Giovanni Alfonso criminalista con specialità informatica forense.



Nel piccolo centro molisano di Pietracatella ci sono ancora parecchi interrogativi sulla vicenda del decesso per avvelenamento di Antonella di Jelsi e Sara Di Vita, rispettivamente madre e figlia. Ipotesi, sospetti e ricostruzioni frammentarie a cui gli inquirenti cercano di dare un ordine preciso. Da una sospetta intossicazione si è passati ad analizzare ciò che era accaduto tra le mura domestiche.

Gli investigatori hanno iniziato a ricostruire con precisione le ultime giornate delle due donne, concentrandosi in particolare su una cena consumata in famiglia pochi giorni prima del peggioramento delle condizioni di salute. Anche se, da fonti non ancora ufficiali, parrebbe che tra tutti gli organi collassati, lo stomaco sia l’unico organo integro. Un altro dubbio riguarda le flebo praticate a casa da un infermiere, amico di famiglia, il 26 dicembre, il giorno dopo le dimissioni dall’ospedale che non sarebbero state prescritte da nessun medico. L’avvocato Terminiello ha convocato
l’infermiere che le ha praticate, per il 5 maggio, in sede difensiva, e l’uomo è disponibile a ripetere le sue parole già verbalizzate dalla Mobile.
Parallelamente, gli inquirenti stanno valutando anche la
presenza di eventuali tensioni familiari o rapporti conflittuali che potrebbero aver avuto un ruolo nel contesto della vicenda. Un susseguirsi di colpi di scena che non lascia escludere nulla, tra testimonianze, ricostruzioni e accertamenti tecnici. Ed è proprio su questi ultimi che vogliamo soffermarci.
Il 28 aprile scorso sono stati effettuati i primi accertamenti irripetibili su un iPhone 12 di Alice, figlia e sorella delle vittime, le operazioni si sono concluse il 2 maggio perché, contrariamente a quanto è stato dichiarato, non sono operazioni velocissime, ci vuole tempo per estrarre i dati da un telefono.
Ma entriamo nel tecnico insieme a Giovanni Alfonso, criminalista con specialità informatica forense: “La prima parte degli accertamenti tecnici che equivale all’estrazione totale dei contenuti del telefono è quella che si chiama copia forense mezzo, praticamente è una copia completa del contenuto del telefono che viene indicizzata. In pratica viene fatto un parsing (o analisi sintattica) è il processo di analisi di un flusso di dati che dall’estrazione completa individua la tipologia di file. Trasformare dati non strutturati o semi-strutturati in strutture dati. Ad esempio la procedura forense indica se è un video o un audio, una foto, una chat.
Dopodiché la copia forense mezzo è stata consegnata agli inquirenti, in questo caso la squadra Mobile di Campobasso che ne analizza il contenuto e trova eventuali dati di interesse investigativo o che possano avere rilevanza probatoria.
Tutti questi dati individuati confluiscono nella copia forense fine, che è quella che entra nel fascicolo e che contiene solo i dati di interesse investigativo per evitare violazioni di privacy. La copia forense mezzo resta a disposizione della Procura ma fuori dal fascicolo e viene conservata nel caso in cui ci sia la necessità di trovare altre evidenze diventando così il corpo del reato.”
“Lunedì 4 maggio, invece, – ha proseguito il dottor Alfonso- sono stati tolti nuovamente i sigilli all’abitazione di Pietracatella e sono stati prelevati cinque telefoni di cui 3 iPhone, 1 Samsung e 1 Xiaomi. Di questi 2 avevano la Sim card e ritrovati uno in un giubbino femminile (forse di Antonella?), l’altro su un mobile al terzo piano della abitazione,, presumibilmente di appartenenza di Sara. Gli altri 3 dispositivi, senza Sim, si presume siano telefoni vecchi, non utilizzati o utilizzati all’occorrenza.
I cellulari erano spenti quindi non c’è stato modo di capire nell’immediato l’appartenenza e di cosa ci fosse all’interno. Sono stati sequestrati e consegnati alla Procura e precisamente alla Sezione che opera sulle analisi tecniche dei telefoni e per ogni telefono si rifarà tutta la procedura di esami irripetibili. Esami che potrebbero essere acquisiti anche senza i pin di sblocco dal momento che non sono telefoni di ultimissima generazione. Oltre ai 5 cellulari sono state sequestrati 1 notebook e 1 tablet”.
Giovanni Alfonso, raggiunto dalla nostra redazione,ha partecipato come consulente delle parti offese sia per conto dell’avvocato Paolo Lanese difensore di Luigi di Ielsi, fratello di Antonella, che per conto dell’avvocato Vittorino Facciolla, difensore di Gianni e Alice.

 

D.C

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *