

A Campobasso il confine tra responsabilità politica e opportunismo sembra diventare ogni giorno più sottile. Le ultime dichiarazioni del consigliere Mimmo Esposito ne sono l’ennesima dimostrazione.
Per giustificare il suo sostegno a una maggioranza politicamente opposta a quella con cui è stato eletto, Esposito ha scelto la strada più semplice: attaccare. Nel mirino, i cosiddetti “nazionalisti e populisti”, ovvero quei consiglieri di centrodestra che, semplicemente, stanno facendo ciò per cui sono stati votati: opposizione.
Un passaggio che, già di per sé, avrebbe potuto chiudere la vicenda. Ma il consigliere ha deciso di andare oltre, arrivando a colpire anche il “suo amico” di partito, Cefaratti. La colpa? Aver espresso suggerimenti sulla viabilità e, soprattutto, non aver sostenuto quella che appare sempre più come una manovra politica personale.
Dietro lo scontro, infatti, si intravede una dinamica ormai nota: il tentativo di rimanere agganciati al potere. Un’operazione che, però, si è scontrata con un muro interno allo stesso centrodestra. Il primo dei non eletti, Gianfagna, ha chiarito senza ambiguità che non intende prestarsi a giochi di palazzo: eletto in un’area politica, non sarà la stampella dell’altra.
E allora torna, puntuale, la giustificazione più abusata della politica locale: “lo facciamo per il bene della città”. Una formula già sentita, già utilizzata, già logorata. Oggi riproposta per sostenere che evitare la sfiducia servirebbe a scongiurare il commissariamento.
Ma davvero il commissario rappresenta un danno per la città? O, piuttosto, per chi oggi siede in aula?
Perché la realtà è meno nobile di come viene raccontata: il vero rischio, per qualcuno, è perdere un sistema che vale oltre 120 mila euro al mese tra indennità e gettoni di presenza. Senza contare un sottobosco fatto di rapporti, incarichi e posizioni costruite più sulle relazioni che sul merito.
Il “bene della città”, in questo contesto, rischia di diventare solo uno slogan utile a coprire interessi ben più concreti.
Il prossimo consiglio comunale di venerdì potrebbe rappresentare uno spartiacque. Non solo per la tenuta dell’amministrazione, ma per la credibilità stessa della politica cittadina.
Perché qui non è in gioco solo una maggioranza. È in gioco il senso stesso del mandato elettorale. E, forse, anche la fine di un certo modo di intendere il centrodestra a Campobasso.