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Surroghe abolite, Fanelli attacca: “Una delle pagine più buie della Regione, qualcuno deve pagare”.



Dopo le sentenze del Tribunale di Campobasso che hanno riconosciuto il diritto al risarcimento per Filoteo Di Sandro e Massimiliano Scarabeo, torna al centro dello scontro politico la vicenda dell’abolizione della surroga introdotta con l’emendamento firmato Toma-Greco. A intervenire è la consigliera regionale del Partito Democratico, Micaela Fanelli, che parla senza mezzi termini di una delle stagioni più gravi e controverse della politica molisana.

Secondo Fanelli, quella scelta rappresentò “una delle pagine più buie delle istituzioni regionali”, un vero e proprio “golpe politico” che il centrosinistra, rivendica, denunciò fin dal primo momento. Nel mirino dell’esponente dem c’è la decisione assunta in piena emergenza Covid, quando la maggioranza di centrodestra guidata dall’allora presidente Donato Toma intervenne sulla legge elettorale cancellando l’istituto della surroga.

Per la consigliera del Pd, non si trattò di una semplice modifica normativa, ma di una manovra costruita per blindare gli equilibri politici di una maggioranza già in difficoltà. Una forzatura, sostiene, consumata attraverso una serie di violazioni che oggi il Tribunale di Campobasso avrebbe di fatto riconosciuto, aprendo la strada al risarcimento dei consiglieri rimasti fuori dall’Aula.

Fanelli richiama innanzitutto il principio di irretroattività, contestando il tentativo di cambiare “le regole del gioco” a legislatura già in corso. Ma non solo. Sotto accusa finisce anche la scelta di inserire quella modifica all’interno della legge di stabilità, operazione che, secondo la consigliera, si porrebbe in aperto contrasto con l’articolo 122 della Costituzione e con la normativa regionale, che riservano alla finanziaria un perimetro ben preciso, legato esclusivamente agli indirizzi di bilancio.

Non meno duro il giudizio sulla successiva norma di “interpretazione autentica”, definita da Fanelli una semplice copertura politica e giuridica, costruita per tentare di sanare un abuso legislativo e sottrarre al Consiglio regionale il controllo sulla propria legittima composizione.

A distanza di sei anni, osserva la consigliera dem, il riconoscimento del diritto al risarcimento per Di Sandro e Scarabeo segnerebbe il fallimento totale di quella strategia. Ma per Fanelli il punto non è soltanto giudiziario. Il peso maggiore resta quello politico e istituzionale.

Nel suo intervento, infatti, accusa apertamente la maggioranza di centrodestra di aver piegato le istituzioni alle esigenze della propria sopravvivenza politica, esponendo la Regione a un lungo contenzioso e a possibili conseguenze economiche che potrebbero tradursi in danno erariale. Una scelta che, secondo la consigliera, avrebbe tradito il mandato ricevuto dagli elettori e delegittimato profondamente l’azione di quel governo regionale.

Da qui l’affondo finale: per Fanelli non è più tollerabile che errori di questa portata restino senza conseguenze. Perché, sostiene, non si è di fronte a semplici sviste burocratiche, ma a decisioni che hanno prodotto effetti concreti sul piano economico e istituzionale. E il conto, avverte, non può ricadere sui cittadini molisani.

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