

Una diffida formale per fermare subito quella che viene definita una trasformazione “inaccettabile”. È questo il passo compiuto nei confronti dell’Azienda sanitaria regionale, della struttura commissariale e del presidente della Regione Molise, chiamati a sospendere immediatamente la procedura che porterebbe i centri dialisi di Agnone, Venafro e Larino a diventare strutture di assistenza limitata.
Una decisione che, secondo quanto denunciato, non rappresenta un semplice riassetto organizzativo, ma tocca direttamente il diritto alla salute. In gioco ci sono pazienti fragili, cure salvavita e territori già segnati da isolamento e carenze nei servizi.
Il nodo centrale è proprio questo: allo stato attuale, non risulterebbero atti formali adeguati a giustificare la riorganizzazione. Né emergerebbe un’istruttoria clinica e tecnica capace di dimostrare che il passaggio all’assistenza limitata sia compatibile con la sicurezza dei pazienti.
Un elemento che apre interrogativi pesanti. Perché quando si parla di dialisi non esistono margini per improvvisazioni o scelte dettate esclusivamente da logiche di razionalizzazione. Ridurre il livello dell’assistenza, in questi casi, significa esporsi a rischi concreti.
Nella diffida si chiede quindi di garantire la continuità del servizio con la presenza del personale medico, nel pieno rispetto dei Livelli essenziali di assistenza e delle norme sulla sicurezza delle cure. Non solo: viene sollecitata la pubblicazione di tutti gli atti eventualmente adottati, delle valutazioni cliniche sui pazienti, dei percorsi formativi del personale e delle misure previste per chi non può essere inserito nel regime di assistenza limitata.
Ma c’è un altro passaggio che pesa come un macigno. L’Associazione nazionale Emodializzati Abruzzo-Molise, secondo quanto riportato, non sarebbe stata coinvolta nel processo decisionale, nonostante il suo ruolo previsto nella programmazione regionale. Un’assenza che viene letta come una grave mancanza di rispetto verso i pazienti e chi li rappresenta.
La questione, dunque, va ben oltre la riorganizzazione sanitaria. Qui si parla di presidi essenziali, di territori interni e di cittadini che non possono permettersi né ritardi né errori.
Perché quando si interviene su servizi salvavita, ogni scelta deve essere trasparente, motivata e, soprattutto, sicura. Tutto il resto rischia di trasformarsi nell’ennesimo taglio mascherato da efficienza.