

La strategia difensiva di Giovanni Di Vita, rimasto vedovo e privato della figlia Sara nei tragici eventi dello scorso dicembre, segna un punto di svolta con la nomina dell’avvocato Vittorino Facciolla. Di Vita ha formalizzato la revoca dell’incarico al precedente studio legale per affidare la propria rappresentanza a Facciolla, il quale è intervenuto prontamente per chiarire la natura di questo cambio. Il legale ha precisato che la sua nomina come difensore di fiducia della parte offesa «non è intervenuta in ragione di una modifica della posizione processuale» del suo assistito, confermando quindi che non vi sono mutamenti nello status giuridico di Di Vita all’interno del procedimento per omicidio a carico di ignoti.
Lo stesso Facciolla ha voluto evidenziare il legame di stima che lo unisce al cliente, spiegando che «l’esigenza che mi ha manifestato Giovanni, persona che conosco e che apprezzo molto, nasce dalla necessità di un avvicendamento tra i legali». Il difensore ha poi confermato l’avvenuto passaggio di consegne, ringraziando Di Vita per la fiducia accordatagli dopo la comunicazione ufficiale della revoca allo studio dell’avvocato Messere. Questo cambio di rotta arriva in un momento delicatissimo dell’inchiesta, mentre la Questura cerca di risalire alla provenienza della ricina, il veleno letale individuato dagli accertamenti tossicologici. Mentre gli inquirenti continuano a scavare nei ricordi dell’uomo riguardo alla cena del 23 dicembre, l’intero impianto accusatorio resta in attesa della relazione del Centro Antiveleni di Pavia, tassello fondamentale per definire i prossimi passi di un’indagine ancora avvolta dal mistero.