


C’è un annuncio che negli ultimi giorni sta facendo discutere e che merita qualche riflessione in più. Ferrovie dello Stato Italiane ha comunicato lo stanziamento di 42 milioni di euro per l’adeguamento di sette gallerie ferroviarie nel tratto Roccaravindola–Campobasso. Un intervento importante, almeno sulla carta. Ma dietro questo annuncio a sorpresa restano diverse domande, tutt’altro che marginali.
Partiamo dai fatti. Nella tratta attualmente chiusa tra Campobasso e Bojano si trovano tre gallerie: una è già stata adeguata, mentre le altre due risultano parzialmente crollate. Era quindi logico aspettarsi un nuovo finanziamento per ripristinare proprio queste due infrastrutture compromesse.
Fin qui nulla di strano.
Il punto è che le sette gallerie interessate dal finanziamento non si trovano tutte nella tratta chiusa. Quattro sono nel segmento attualmente aperto, quello dove i treni continuano a circolare regolarmente fino a Roccaravindola. E allora la domanda sorge spontanea: per adeguarle sarà necessario chiudere di nuovo la linea? Se così fosse, si profilerebbe l’ennesimo stop per una ferrovia che negli ultimi anni ha già conosciuto troppe interruzioni.
C’è poi un capitolo ancora più delicato, quello delle due gallerie crollate. Per intervenire su quelle opere erano stati stanziati circa 4,5 milioni di euro. Un investimento che, invece di risolvere il problema, ha prodotto l’effetto opposto: lavori che hanno provocato danni enormi e che oggi rischiano di tradursi in costi molto più elevati e in altri anni di chiusura della tratta.
Basta osservare le immagini dei cantieri per rendersene conto: i lavori sono fermi da anni, le aree restano abbandonate e la linea ferroviaria continua a rappresentare una promessa incompiuta per il territorio.
E qui emerge la domanda più scomoda di tutte: perché sono crollate quelle gallerie?
Si è trattato di un errore progettuale oppure di imperizia nell’esecuzione dei lavori?
Sono interrogativi tutt’altro che secondari, perché riguardano responsabilità precise e denaro pubblico.
Eppure, come spesso accade quando si parla di grandi opere e di cantieri pubblici, il rischio è che tutto finisca nel solito limbo: lavori rifinanziati, tempi che si allungano, costi che crescono e nessuno che paga davvero per ciò che è accaduto.
Nel frattempo il Molise continua ad aspettare una ferrovia efficiente, moderna e soprattutto funzionante. E davanti all’ennesimo annuncio milionario, più che entusiasmo, resta una sensazione diffusa: prima dei nuovi finanziamenti servirebbero risposte chiare su quello che è successo finora.
Perché senza verità e responsabilità, ogni nuovo annuncio rischia di sembrare soltanto l’ennesima promessa sui binari della speranza.