

È stato presentato questa mattina, a Campobasso, il “Comitato Cittadini Molisani per il Sì”, nato per sostenere il voto favorevole al referendum sulla riforma della giustizia. L’incontro con la stampa si è svolto presso il gazebo del Bar Centrale in Piazza Municipio.
Il comitato è composto da Franca De Santis, presidente, Antonio Di Iorio, vicepresidente, Sandro Menna, tesoriere, e dai consiglieri Vinicio D’Ambrosio e Claudia Mistichelli.
Nel corso della conferenza stampa la presidente Franca De Santis, insieme a Vinicio D’Ambrosio e agli avvocati Giacomo De Ritis e Giuseppe Fazio, ha illustrato le finalità del comitato e le ragioni del sostegno al “Sì” nel referendum che riguarda l’ordinamento giudiziario.
Tra gli obiettivi principali della riforma, spiegati durante l’incontro, vi è l’attuazione dell’articolo 111 della Costituzione, che prevede la piena garanzia del giudice terzo e la parità tra accusa e difesa nel processo. Un altro punto centrale riguarda il superamento del sistema delle correnti interne alla magistratura, con una revisione del funzionamento degli organi di autogoverno.
La riforma prevede infatti la presenza di due Consigli superiori della magistratura: uno dedicato ai magistrati giudicanti e l’altro ai magistrati requirenti. A una nuova Alta Corte verrebbe invece affidato il compito di valutare la deontologia e la conformità alle leggi dell’operato dei magistrati, intervenendo nei procedimenti disciplinari.
Durante la presentazione è stato chiarito che la riforma sulla separazione delle carriere non rappresenta una riforma complessiva della giustizia – come ad esempio quelle legate alla durata dei processi, alla complessità normativa o ai costi di accesso – ma riguarda principalmente l’ordinamento giudiziario. In altre parole, non modifica il modo in cui si svolge il processo, ma interviene sul ruolo e sulla posizione di chi vi partecipa: il pubblico ministero e il giudice.
Secondo i promotori del comitato, le innovazioni previste non incidono sulla sostanza del potere giudiziario, che non verrebbe né ampliato né limitato, ma puntano a rafforzare la qualità e l’equilibrio delle funzioni all’interno del sistema.
Un altro elemento centrale del dibattito riguarda il meccanismo di selezione dei componenti del CSM, che con la riforma verrebbe modificato introducendo il sorteggio, misura che – secondo i sostenitori del “Sì” – porterebbe a ridimensionare il peso delle correnti interne nella gestione delle carriere, dei trasferimenti e nella scelta dei vertici degli uffici giudiziari.
Altro punto considerato significativo è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, chiamata a pronunciarsi nei casi di responsabilità contestata a giudici o pubblici ministeri. L’obiettivo, secondo quanto spiegato nel corso della conferenza, è garantire maggiore terzietà nei giudizi disciplinari, superando il sistema attuale in cui chi gestisce carriere e trasferimenti può anche essere chiamato a decidere sui procedimenti disciplinari.
In conclusione, i promotori del comitato hanno sottolineato che, a loro avviso, il voto favorevole al referendum punta a rendere pienamente effettivo il principio del giusto processo previsto dalla Costituzione, respingendo le preoccupazioni di chi teme una possibile perdita di indipendenza della magistratura.