

Il “patto di responsabilità” che finora aveva garantito una navigazione tranquilla alla Giunta di Marialuisa Forte sembra essere naufragato tra i banchi del Consiglio comunale. La seduta di lunedì 9 marzo ha sancito una rottura netta: il centrodestra, con in testa Forza Italia e Popolari per l’Italia, ha negato il proprio sostegno alla ratifica della prima variazione d’urgenza al Bilancio 2026-2028.
Quello che doveva essere un passaggio tecnico si è trasformato in un processo politico all’esecutivo.
L’affondo delle Opposizioni: “Fine della pazienza”
I toni in aula sono stati durissimi, segnando la fine della “tregua” concessa dai moderati per evitare il commissariamento della città.
• Domenico Esposito (Forza Italia): Non ha usato mezzi termini, parlando di «ignoranza politico-amministrativa» della Giunta. Pur rivendicando la scelta passata di non tornare al voto per tutelare i progetti in corso, Esposito ha puntato il dito contro i nuovi assessori, accusandoli di inadeguatezza: «Non hanno ancora capito dove si trovano».
• Salvatore Colagiovanni (Popolari per l’Italia): Ha contestato il metodo, rifiutando l’etichetta di “attaccato alla poltrona”. Il problema, per il capogruppo, è la mancanza di condivisione: «La responsabilità non si chiede a comando, viene strumentalizzata. In Commissione non c’è stato confronto reale su questo atto».
La replica della Sindaca: “Solo un atto tecnico”
Al centro della contesa c’è la delibera numero 30, approvata dalla Giunta lo scorso 16 febbraio. La sindaca Forte ha provato a gettare acqua sul fuoco, derubricando lo scontro a una questione di tempistiche burocratiche.
«La variazione è stata un atto di necessità. Senza il Collegio dei revisori, insediatosi solo il 6 marzo, la Giunta ha dovuto agire con poteri sostitutivi per gestire partite contabili urgenti, come i fondi per la tangenziale nord».
Nonostante il tentativo della prima cittadina di minimizzare l’accaduto definendo la manovra come un semplice giro di «entrate e uscite», il segnale politico resta pesantissimo.
Cosa succede ora?
La domanda che aleggia tra i corridoi di Palazzo San Giorgio riguarda la tenuta della maggioranza. Se finora l’area moderata aveva fatto da “stampella” per evitare il caos elettorale, oggi quel sostegno appare condizionato, se non del tutto compromesso.