

Nuova mobilitazione questa mattina davanti alla stazione ferroviaria di Campobasso. Al centro della protesta, l’ipotesi di un ritorno dei treni nel capoluogo soltanto nel 2028. Una prospettiva che i promotori definiscono senza mezzi termini uno “scandalo istituzionale”.
A riunirsi, giovedì 12 febbraio, sono stati i consiglieri regionali Alessandra Salvatore, Roberto Gravina e Vittorino Facciolla, insieme alla sindaca Marialuisa Forte, all’ex primo cittadino Antonio Battista, attivisti e semplici cittadini. Una presenza trasversale per denunciare, ancora una volta, l’isolamento ferroviario del capoluogo molisano.
Durissimo l’intervento della capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Alessandra Salvatore, che ha parlato di anni di immobilismo e di una data “vergognosa”. «Da sette anni Campobasso è senza collegamento ferroviario – ha sottolineato – e il 2028 non può essere considerato un traguardo accettabile. Si può intervenire per lotti, accelerare le procedure, pretendere misure straordinarie. Un capoluogo di regione senza treni rappresenta un’anomalia grave». La consigliera ha annunciato anche l’avvio di una petizione online per coinvolgere la cittadinanza.
Sulla stessa linea il consigliere del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina, che ha parlato di un “fallimento politico e tecnico”. Secondo l’ex sindaco, non vi sarebbe neppure una certezza sui tempi indicati, con il rischio di ulteriori slittamenti. «Non solo non c’è una data definitiva – ha evidenziato – ma mancherebbero anche garanzie piene sulle risorse. In altre regioni i cantieri procedono spediti, qui si accumulano ritardi e incertezze».
La sindaca Marialuisa Forte ha posto l’accento sulle conseguenze economiche e sociali dell’isolamento ferroviario. «L’assenza di collegamenti incide su turismo, lavoro, qualità della vita – ha dichiarato –. Non possiamo accettare che nel 2026 Campobasso sia ancora tagliata fuori dal resto del Paese».
La manifestazione davanti alla stazione rappresenta solo il primo passo di una mobilitazione più ampia. Annunciate raccolte firme, interrogazioni parlamentari e iniziative di pressione nei confronti di Rete Ferroviaria Italiana e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il messaggio lanciato è chiaro: per i promotori della protesta il 2028 non è una soluzione, ma il simbolo di un ritardo che la città non è più disposta a tollerare.