

Nei giorni scorsi, dalle colonne del quotidiano Primo Piano, la sindaca Forte ha espresso grande soddisfazione per l’imminente inaugurazione di alcune strutture comunali che torneranno nella disponibilità dei cittadini. Tuttavia, questa soddisfazione appare difficile da comprendere, considerato che molte delle opere citate hanno accumulato mesi, se non anni, di ritardo nella conclusione dei lavori, senza che l’amministrazione da lei guidata sia intervenuta in modo efficace per sollecitarne il completamento.
Tra gli esempi indicati figura l’asilo di via De Gasperi, la cui inaugurazione era prevista per giugno 2024. Nella stessa zona si trova un secondo asilo che avrebbe dovuto essere consegnato a settembre 2024, ma i lavori risultano ancora lontani dalla conclusione. Nell’elenco compare anche l’ex mattatoio, che registra un ulteriore e significativo ritardo. Emblematico è poi il caso del Castello Monforte, diventato ormai il simbolo delle difficoltà dei lavori pubblici a Campobasso: un intervento previsto inizialmente per sei mesi si è protratto per oltre tre anni.
Nell’elenco delle opere citate mancano invece il terminal e la villa comunale De Capoa. Il primo doveva essere consegnato a giugno 2025, con una scadenza successivamente rinviata a dicembre dello scorso anno. La villa De Capoa risulta invece aperta solo parzialmente, con un ingresso ancora chiuso a causa di un cantiere tuttora attivo.
Altro caso critico è quello della scuola D’Ovidio: i lavori erano stati consegnati un anno fa, ma si sono fermati ad agosto in seguito a un intervento dell’Ispettorato del lavoro, che ha riscontrato gravi irregolarità. A oggi il cantiere non è ripartito, con il concreto rischio — se non la certezza — di perdere un finanziamento da 21 milioni di euro e, soprattutto, con una scuola che si ritrova priva di tetto e infissi.
Per correttezza e trasparenza sui lavori pubblici, la sindaca dovrebbe spiegare ai cittadini di Campobasso le ragioni di tutti questi ritardi. Da una nostra analisi sommaria emerge, inoltre, che almeno quattro cantieri risultano affidati, direttamente o indirettamente, sempre alla stessa ditta o a soggetti ad essa collegati, che aggiudicandosi gli appalti con ribassi che vanno ben oltre il 40% inizia e non termina mai in tempo i lavori. Sarà anche questo un caso, che con ricorrenza quasi costante il responsabile unico del procedimento è sempre il medesimo.