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Santa Croce di Magliano. Tra due ali di folla continua ad emozionare la Festa degli Animali e della Madonna Incoronata



“Quanne rire ‘nciele u sole/Quanne scoppene i viole/Quanne a terre ze reveste/ze fa belle e mette ‘mfeste/ze guarnisce de verdure/tutte fronne e tutte hiure/Quanne cantene i cardille/quanne escene i muschille/e pell’arie cante e vole/calandrelle e terragnole/mmiez’i chiuppe u tirlurì/chiagne e u rille fa ri rì”.

Nel cuore di Santa Croce l’ultimo sabato di aprile il sorriso del sole segue alla lettera i versi sensibilissimi del poeta dialettale Raffaele Capriglione. Il sole riscalda i momenti più belli della festa incorniciando di luce naturale, sul sagrato della chiesa, la bella statua della Madonna Incoronata, circondata da fiori e verde naturale. Tra gli spari le colombe volano in alto in segno di pace. A scena aperta, intorno al campanile di pietra, si rinnova l’immagine meravigliosa di ogni tipo di animale solitamente lontano dal frastuono del centro abitato. In questo spaccato di antica memoria si coglie il profumo degli animali che trascina con sé l’odore dei campi, dell’erba, dei fiori e delle stalle. In questo quadro vivente rivive puntualmente la cultura rurale vivente. Trionfa il rumore degli zoccoli. Risuona sull’asfalto. Trionfano grandi e piccini sul percorso stradale in sella ai cavalli ben curati. Trionfano i muggiti delle mandrie e i lunghi belati delle pecore nel rispetto cultuale davanti alla Chiesa di San Giacomo. Sui balconi e lungo il corso c’è tantissima gente. Tra i colori del cielo e della terra la festa degli animali è qui.

Dopo tre giri intorno alla chiesa ogni gruppo riceve la benedizione del parroco don Costantino. Nessuno si sottrae a questo rito devozionale. Si tratta di un rituale di fede per ricordare i tre giri che fece appunto lo Scarciacappe, nell’Anno del Signore 1001, nei pressi del torrente Cervaro, vicino Foggia, per toccare con mano nella boscaglia l’apparizione trionfante della Madonna Incoronata su una grossa quercia tutta illuminata. La statua orante a mani giunte dell’Incoronata, tra fiori rossi e rami verdi di una robusta quercia, rivolge lo sguardo a tutti i presenti. Salgono così in alto le emozioni di tutti di fronte al gruppo scultoreo di una Madonna tratturale, ricca di colori, dal volto delicato e chiaro. Le note della banda musicale esaltano ogni momento. Ogni pausa raccoglie la voce dello spirito. Tra drappi, fiocchi, nastri colorati, passaggi sonori e voci curiose rivive la fatica d’un tempo e la voglia di fare festa. Ritorna il passato di un mondo che ritrova la sua vivace vitalità. I gruppi del luogo e il comitato festa sono soddisfatti.

Dopo due anni ogni aspetto della singolare tradizione ritorna alla normalità. Ma con pensieri ed emozioni piacevoli. Sempre vive. Sacre ed inclusive. Speciali. Dopo la lunga pausa decretata dal covid la festa ha senz’altro un sapore diverso. E’ un inno alla vita. Si guarda al futuro con un po’ di fiducia. Si sorride. Si ascolta. Si osserva attentamente chi guida con orgoglio quanto di meglio ha al proprio seguito.

Riceve un’attenzione particolare chi porta a tracolla la “treccia santacrocese”. Si tratta di un prodotto tipico locale, a forma di una lunga treccia, fatto con latte, fermenti, caglio e sale. In questa giornata è il dono che si offre agli ospiti. Non deve mai mancare sulla tavola. Pure per mangiarlo si osserva una sorta di rituale per gustarlo. Con le dita la treccia a pezzetti si sfibra per far sì che il suo sapore soddisfa i sapori in gola.

Lungo il percorso, ai cellulari non sfuggono i particolari della tradizionale sfilata che mette in fila ogni tipo di animale. Tra la folla si ha tanta voglia di comunicare. Si rivede la gioia spontanea di chi in paese non rientra da tempo. L’ultimo sabato di aprile è così. Pieno di iniziative che s’intrecciano fino a tarda sera. Fin dalle prime luci dell’alba si preparano gli animali. C’è un parlare silente tra gli uomini e gli animali tanto amati. La festa inizia alle sette di mattina, al ritmo dei suoni e degli schiocchi, in mezzo a tanta confusione, come ricorda nei suoi versi pittoreschi il Capriglione.

“Mbacce i sette da matine/Ze cumenze n’ammuine/Ttuorne a chiese u ciumentiere/Che trappielle neh che fierie/Tutte i ciucce, i cavallucce/Vaccarelle e vetellucce/Tutte i vuove ‘ngiurgellate/Chi campane strate strate/I mulette, i crape i zurre/vanne e suone de tammurre/Tutte nnuocche e nnucchetelle/tutte hiure e zacarelle/mpont’i corne e mbacce i recchie/pi grignere e pi curnecchie/mbacce i code, hiure e hiuocche/mbacce i ngine e ni sagliocche/mbacce i vriglie e ni capezze/che sbiannore e che bellezze”.

Il racconto poetico è un fiume in piena di parole e immagini suadenti. Mettono in primo piano il percorso, i suoni, i colori degli animali, i nomi delle bestie e delle famiglie protagoniste della festa.

Nel pomeriggio, invece, presso l’oratorio comunitario “Il Platano”, spazio al meglio della cultura locale nell’ambito della cerimonia di gemellaggio tra la Pro Loco Quattro Torri di Santa Croce e la Pro Loco del IV° Municipio Città di Bari. La nutrita delegazione pugliese è guidata dall’attivissimo Rocco de Adessis. “Le tradizioni transumanti, legate alla presenza del Regio Tratturo Celano – Foggia, dichiara la studiosa Regina Cosco, sono un pezzo di cultura immateriale importante, a forte impatto espressivo, radicate nella vita della comunità. Rappresentano un’idea di bellezza sulle vie di ieri. Questa magnifica scena tiene insieme il paese. E’ ricca di esperienze, di rituali, di cultura religiosa e popolare ad alta valenza simbolica. Da salvaguardare e valorizzare. Come nel caso della tradizionale Festa degli Animali e della Madonna Incoronata, che abbiamo visto oggi con una partecipazione dell’intera collettività. Si tratta di un vivace patrimonio cultura che guarda al futuro e che, senza dubbio, unisce brillantemente il Molise alla Puglia”. Che tra l’altro, fino a due secoli fa, il territorio di questo versante molisano apparteneva alla Terra di Capitanata.

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